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Ligure
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Intervento di Ligure » dom, 07 ott 2018 18:52

Personalmente ritengo che ipotizzare la possibilità d'uso di geminazione anetimologica (troppo evidente nel genovese e tuttora viva per poter essere negata) e, comunque, di un trattamento diverso - anche nelle parlate venete - per le voci provenienti dalla lingua (latina o italiana che sia/fosse) non risulti in contraddizione col fatto - abbastanza ragionevole - di poter ritenere, ad es., l'agg. muto quale voce di tradizione ininterrotta.

Tento di chiarire.

Penso, infatti, com'è naturale e logico che i prestiti dal livello di lingua, ovviamente, non possano che essere stati accolti nei rispettivi dialetti in base a quello che - al momento dell'acquisizione - era l'inventario fonetico disponibile.

Un po' come si fa noi ora quando, pur parlando in italiano, s'impiegano termini inglesi. Se ci si trova in un ambito italiano, si fa ciò - solitamente - utilizzando i fonemi dell'italiano, anche se si conosce molto bene l'inglese. Se s'adottasse davvero la fonotassi inglese, nella maggioranza delle situazioni ci si sentirebbe un po' esibizionisti o sopravverrebbe il timore di essere considerati particolarmente snob...

All'epoca - assai remota - dei fenomeni linguistici indagati, la lingua possedeva - per la maggioranza dei locutori - un elevato grado di alterità...

Ovviamente, se il dialetto non consentiva più /-t-/ - a causa della lenizione - e la degeminazione non si fosse ancora generalizzata, ci si sarebbe potuti sempre avvalere di /-tt-/.

Ma, a mio avviso, una volta che si fosse instaurata una modalità alternativa per i prestiti dall'italiano (ad es., /-tt-/ in luogo di /-t-/>/-d-/>...), di essa ci si sarebbe potuti avvalere anche relativamente a voci di derivazione diretta, che prestiti non erano.

Perché si sarebbero dovute sottoporre a questo barbaro trattamento anche voci di tradizione ininterrotta?

In genovese, ad es., per poter evitare omofonie indesiderate.

Mi spiego ancora meglio. Su voci genovesi quale, ad es., stradda /'stradda/ = strada non potrebbero esistere spiegazioni alternative. C'è la geminata semplicemente perché si tratta di un italianismo e non possono esserci altre ragioni. Infatti, si conosce anche il termine precedente di derivazione diretta - stra /'stra/, tuttora vivo in non poche parlate provinciali - e si conosce approssimativamente la data - storicamente recente - in cui si forgiò ex novo stradda per potersi sentire meno barbari.

Cioè meno lontani dal livello socio-linguistico costituito dalla lingua italiana nonostante l'inventario fonetico locale non contemplasse ormai più /-d-/, ma soltanto /-dd-/, essendosi - da molti secoli - ridotto /-d-/ allo zero fonico a motivo dell'evoluzione linguistica locale inizialmente determinata dalla lenizione.

Per altro - occorrendo assai flessibilità in questo tipo di considerazioni - possiamo continuare a ritenere muto - ad es., in genovese - voce di tradizione diretta, però sottoposta alla geminazione originariamente destinata agl'italianismi al fine di poterla distinguere, ad es., dalle voci del verbo mutare... E così - almeno in questo caso specifico - si può ritenere che si sia verificato.

Volendo, si potrebbe ritenere anche la voce vita di derivazione diretta e - come nel caso di muto - geminata (in genovese) per non avere collisioni con esiti locali di vite - per quanto, attualmente, rari - ecc...

Il paradigma che ho analizzato non preclude affatto questo tipo di possibilità, pur rimanendo sempre direttamente collegato al vincolo costituito dall'inventario fonetico di un determinato dialetto considerato in uno specifico periodo temporale della storia della sua evoluzione linguistica.

L'ipotesi esposta consente di poter prendere in considerazione - nell'ambito dello stesso paradigma - anche voci che non si ritenessero di derivazione diretta e non risulta contraddittoria.

P.S.: La discussione in corso ha avuto origine da considerazioni effettuate relativamente a dialetti settentrionali. Ma quanto, ad es., si verifica nella pronuncia romana in cui si ha /-bb-/, geminato e certamente anetimologico, in luogo di /-b-/, non ha origine diversa dalla geminazione anetimologica genovese. Anticamente, a Roma, com'è attestato dai testi pervenuti, /-b-/>/-v-/, mentre /-bb-/ rimase tale. Quando l'influsso della lingua parlata dai pontefici di origine toscana e dalla corte pontificia - l'italiano -, si fece sentire sul romanesco, l'uso di /-v-/ - dove l'italiano ha, invece, /-b-/ - iniziò a essere tralasciato. Ma, dato che l'inventario fonetico della varietà linguistica locale non contemplava più /-b-/, ma soltanto la versione geminata /-bb-/, fu questa a essere adottata. E, tuttora, si sente parlare di libbertà, delibbere, disabbili ecc...

Quanto affermato per /-b-/, a Roma si verificò anche per /-ʤ-/>/-j-/, mentre permase /-ʤʤ-/. Infatti, la pronuncia locale prevede tuttora la ggente, la ggiacca o diggiuno, ma anche reggina ecc...
Ultima modifica di Ligure in data lun, 08 ott 2018 19:29, modificato 1 volta in totale.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 08 ott 2018 13:01

Sono sostanzialmente d’accordo con lei. C’è una probabile riprova: si tratta della parola zata, ‹zampa›, che è quasi sicuramente un germanismo e proviene dall’antico alto tedesco zata, ‹branca›. L’antico alto tedesco va dal 750 al 1050, periodo in cui certamente la lenizione delle occlusive intervocaliche doveva essere ancora viva.

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