«Fantasy»

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Marco1971
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«Fantasy»

Intervento di Marco1971 » gio, 12 mar 2009 0:50

Vorrei tornare sui possibili traducenti di questo genere letterario. Non si tratta né del fantastico né del meraviglioso. Ecco la definizione del Treccani:

fantasy s. ingl. (propr. «fantasia»), usato in ital. al femm.
Genere letterario narrativo, accolto in seguito anche nel cinema, diffusosi inizialmente nei paesi di lingua inglese grazie ai romanzi di J. R. R. Tolkien (1892-1973), caratterizzato da un’ambientazione fantastica (che non cerca però, come invece fa la fantascienza, una verosimiglianza tecnico-scientifica), in cui convergono elementi delle fiabe di magia, delle saghe e delle mitologie nordiche e della letteratura anglosassone medievale. Anche con uso aggettivale: un romanzo f. e, per estens., giochi f., fumetti f., che si ispirano al mondo e ai personaggi descritti nei racconti fantasy.


Il giornale ufficiale francese di terminologia ha optato per un adattamento, fantasie (in contrapposizione a fantaisie ‘fantasia’, e il termine è menzionato nell’articolo francese di Wikipedía dedicato a Fantasy). Perché, allora, non farne semplicemente, in italiano, fantàsia (con l’accento sulla ‘a’ invece che sulla ‘i’)? Non sarebbe la prima coppia unidivergente nell’accento tonico... Bàcio ~ bacío, càpito ~ capíto, utènsile ~ utensíle, ecc.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Diana.
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Re: «Fantasy»

Intervento di Diana. » gio, 12 mar 2009 15:39

Non so se sia una considerazione a favore o a sfavore della sua proposta, comunque Fantàsia è il regno magico de La storia infinita di Michael Ende.

Fantàsia potrebbe essere usato anche con funzione aggettivale? Non so perchè, ma così a orecchio non mi torna. Eventualmente, quale aggettivo propone in alternativa?

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Intervento di Marco1971 » gio, 12 mar 2009 16:07

Fantasiàno? :D

A ogni modo si potrebbe anche usare il sostantivo in apposizione con funzione aggettivale.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Carnby
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Intervento di Carnby » gio, 12 mar 2009 20:59

Non voglio fare il guastafeste ma fino a poco tempo fa si diceva semplicemente letteratura fantastica, romanzo fantastico, fumetto fantastico.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » gio, 12 mar 2009 21:58

È chiaro e assodato che il fantastico e quel che nomo la fantàsia son generi letterari affini ma differenti. Veda fantasy in Wikipedia:

Al contrario della narrativa fantastica tout court, che affronta l’intrusione vera o supposta dell’elemento fantastico nella nostra realtà, il fantasy descrive mondi o dimensioni immaginarie completamente avulse dal nostro mondo.

Maestro del fantastico è, in italiano, Tommaso Landolfi.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Carnby
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Intervento di Carnby » sab, 14 mar 2009 10:50

Navigando per Wikipedia ho trovato un bel po' di termini inglesi che si riferiscono a generi letterari o cinematografici d'impronta fantastica:

Fantasy (?)
Fantastique (fantastico?)
Fantastic (?)
Gothic (gotico)
Grotesque (grottesco)
Magical realism (realismo magico)

Non so se ci sia un'effettiva distinzione tra questi generi o se ci sia una certa sovrapposizione. Alla voce fantastic si distingue tra uncanny dove l'inspiegabile è soltanto apparente, fantastic, dove il lettore o spettatore rimane nel dubbio e marvellous dove l'unica possibile spiegazione degli eventi descritti è quella soprannaturale.

methao_donor
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Intervento di methao_donor » mar, 17 mar 2009 8:12

Non so se ci sia un'effettiva distinzione tra questi generi o se ci sia una certa sovrapposizione.
La distinzione c'è, ma è molto sottile. Ma le folli esagerazioni tassonomiche non sono una novità, e lasciano il tempo che trovano.

Piuttosto, sono un po' perplesso riguardo all'affermazione di wikipedia riportata da Marco.

In cosa il genere fantastico si differenzierebbe dal fantasy, precisamente?
La "spiegazione" riportata non è, secondo me, per nulla veritiera, e molti sono i casi di sovrapposizione.
Si prenda, ad esempio, la saga di Harry Potter, che è universalmente una delle piú note opere fantasy del momento, e che secondo la definizione di wikipedia non potrebbe definirsi fantasy, bensí fantastico.
O ancora, La storia fantastica, e La storia infinita.
E le cronache dei vampiri di Anne Rice?
Boh, sinceramente mi pare un'uscita un po' strampalata.
Il sonno della ragione genera mostri.

Carnby
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Intervento di Carnby » dom, 30 apr 2017 15:42

Durante le uscite televisive della pellicola Il signore degli anelli, basata sul romanzo di Tolkien, è comparso, tra le informazioni, l'indicazione «genere favolistico». Sul libro Fantasmi tedeschi (Newton Compton) Gianni Pilo e Sebastiano Fusco parlano di una fantasia eroica (genere fantaeroico? fantaeroismo?) di cui il maggior esponente sarebbe, oltre a Tolkien stesso, l'inglese William Morris (non è chiaro se questo termine indichi il genere fantasy oppure, più precisamente, il sottogenere sword and sorcery). Per differenziarlo dalla letteratura fantastica nel senso più ampio (della quale il fantasy sarebbe un sottogenere ispirato alla tradizione favolistica e mitologica nordica), ho usato talvolta fantasioso e non ho avuto problemi di comprensione da parte degli altri.

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Intervento di Animo Grato » lun, 01 mag 2017 0:24

Per me il ciclo di Shannara, Le Cronache Di Narnia, Il Signore Degli Anelli e compagnia (dell'Anello) cantante sono semplicemente pseudoepica.
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

Carnby
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Intervento di Carnby » lun, 01 mag 2017 11:15

Animo Grato ha scritto:Per me il ciclo di Shannara, Le Cronache Di Narnia, Il Signore Degli Anelli e compagnia (dell'Anello) cantante sono semplicemente pseudoepica.
Non sarà mai accettato dal cosiddetto fandom.

domna charola
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Intervento di domna charola » mer, 03 mag 2017 13:29

Anche a me viene in mente il concetto di epica, però è difficile lavorare sulle sfumature.
In origine, il termine si riferiva a cicli epici, ricostruiti in laboratorio da scrittori assolutamente estranei rispetto ai riferimenti culturali riutilizzati, e in questo senso il discorso si amplia anche ad ambiti non nordici, in teoria, o ad ambiti "misti", perché per costruire un grande ciclo epico posso ben saccheggiare e riciclare tutto ciò che trovo sul mercato.
Harry Potter lo vedo un po' come una contaminazione: irrompe in mondi fantastici, ma si finge ancorato anche a un'epoca e una collocazione geografico-sociale precisa. Per me non è un fantasy in senso stretto, ma un racconto fantastico (o un pasticcio, a seconda dei gusti).

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Berardinelli Giorgio
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Re:

Intervento di Berardinelli Giorgio » ven, 16 ago 2019 14:23

Carnby ha scritto:
lun, 01 mag 2017 11:15
Animo Grato ha scritto:Per me il ciclo di Shannara, Le Cronache Di Narnia, Il Signore Degli Anelli e compagnia (dell'Anello) cantante sono semplicemente pseudoepica.
Non sarà mai accettato dal cosiddetto fandom.
Ma 'fantaepica' sì. E ringrazio Animo Grato per l'ispirazione. :D

Giustifico la mia asserzione.

'Fantàsia' mi sembra una trovata molto autentica, ma tutto sommato non fertile, se non nel generare ciò che è già presente sui dizionarî come aggettivo derivato dal regolare 'fantasìa', ovvero 'fantasioso', che, me ne vorrà Carnby, non credo basti per designare tutto il campo semantico di fantasy, onde questo filone è stato aperto.

E qui arrivo alla mia umile, se non banale proposta, cioè fantaèpica (o fanta-èpica per i più timidi nel coniare neologismi), che può rivestire, e.g. nel linguaggio giornalistico, un ruolo quantomeno sinonimico nei confronti di fantasy, un po’ come “pellicola” per film. Questo perché 'fantaèpica' non puzza di snobbismo e/o “anglofobia”, parendo esso strettamente imparentato con fantasy, e può quindi passare quasi indisturbato agli occhi dello “anglofilo” di turno sotto le mentite spoglie di un espediente stilistico concepito da qualche opinionista o commentatore del genere per introdurre un po’ di brio e varietà in qualche suo testo.

Un altro aspetto positivo di "fantaepica” può essere anche la cuginanza di suono (e di cotesto, vedi l’arte glottotetica di Tolkien) con “fantalinguistica” e “fantalingua” (https://www.dizionario-italiano.it/dizi ... UISTICA100 ; https://www.dizionario-italiano.it/dizi ... ALINGUA100), a suggellare il tentato svincolamento dall’inglese. :P

Da notare anche l’immediatezza di conio dell’aggettivo 'fantaèpico/a'. :wink:

DMW
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Re:

Intervento di DMW » mer, 02 ott 2019 18:25

Marco1971 ha scritto:
gio, 12 mar 2009 16:07
Fantasiàno? :D

A ogni modo si potrebbe anche usare il sostantivo in apposizione con funzione aggettivale.
Fantasíaco mi sembra buono, che ne pensate?

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Berardinelli Giorgio
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Re: Re:

Intervento di Berardinelli Giorgio » mer, 02 ott 2019 19:08

Fantasìaco è buono, ma siamo alle solite. Come giustificarlo? Esiste già un termine derivato da 'fantasia' ed è proprio fantastico. Per questo, come avrà potuto leggere dal mio ultimo intervento, ho proposto fantaèpico, sul solco dei già menzionati fantalingua e fantalinguistica; perché è una costruzione semplice, che innocuamente può soppiantare (o quantomeno glossare) fantasy, senza dar troppo nell'occhio.

Lo stesso non si può invece dire per fantasiaco, fantasiano e affini, traducenti totalmente nuovi e audaci per un forestierismo totalmente affermato.

domna charola
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Re: «Fantasy»

Intervento di domna charola » lun, 07 ott 2019 12:15

Voto fantaepica.
In fondo, può divenire vincente perché:
1) è un termine che restituisce la dovuta dignità al genere;
2) si addice con precisione a quei cicli di tipo epico, che però non fanno capo ad alcuna cultura o popolo reale che li abbia composti come epica propria, e ne rende bene la dimensione narrativa e lo spirito.
In pratica, abbiamo un autore che, a tavolino, ricostruisce tutto un mondo con precisione e coerenza interna, dotandolo di un ciclo di "racconti delle origini", in analogia con quanto si osserva in genere per tutti i popoli, anche recenti. L'unica differenza è che il luogo, e il popolo stanno solo nella mente dell'autore, sono cioè il frutto della sua fantasia.

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