Una «deinfante»

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Raso (Fausto Raso)
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Una «deinfante»

Intervento di Raso (Fausto Raso) »

Una lettrice, medica, ha chiesto a "domande e risposte" del sito Treccani se esiste un termine per definire una mamma che ha perso il suo bambino. Un termine non c'è, hanno risposto gli esperti. Secondo me si potrebbe coniare, alla bisogna, il neologismo lessicale "deinfante" (priva di bimbo, visto che infante si adopera per i neonati fino a un anno). Il vocabolo è composto con il prefisso "sottrattivo" de- e il sostantivo infante. Che ne pensano gli amici "cruscanti"?
Avatara utente
G. M.
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Re: Una «deinfante»

Intervento di G. M. »

Mi sembra una costruzione un po' strana; a parte demente non mi vengono in mente casi di termini simili, può indicarci qualche esempio?

Il concetto comunque è antico, per cui potrebbe esserci già qualche parola latina, greca o anche italiana (oggi desueta, ma recuperabile) per esprimere il significato. Mi viene in mente madre orbata, ma ha significato più ampio.
Raso (Fausto Raso)
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Re: Una «deinfante»

Intervento di Raso (Fausto Raso) »

G. M. ha scritto: mar, 21 nov 2023 15:14 Mi sembra una costruzione un po' strana; a parte demente non mi vengono in mente casi di termini simili, può indicarci qualche esempio?

Il concetto comunque è antico, per cui potrebbe esserci già qualche parola latina, greca o anche italiana (oggi desueta, ma recuperabile) per esprimere il significato. Mi viene in mente madre orbata, ma ha significato più ampio.
Ecco un esempio venutomi alla mente. Povera Gina, è una deinfante: ha perso il bimbo durante il parto.
Avatara utente
G. M.
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Re: Una «deinfante»

Intervento di G. M. »

Ci siamo fraintesi. :) Intendevo chiederle se le viene in mente qualche esempio di aggettivo strutturato in forma «de- + [sostantivo che indica ciò di cui si è priv(at)i]».
Raso (Fausto Raso)
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Re: Una «deinfante»

Intervento di Raso (Fausto Raso) »

Ecco qualche esempio: deforestazione, decaffeinato, defilato, deforme.
La Treccani ha trovato accettabile il mio neologismo deinfante e invita parlanti, scrittori e giornalisti a "farlo circolare".
Avatara utente
G. M.
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Re: Una «deinfante»

Intervento di G. M. »

Mi sembra che i primi tre non abbiano la struttura di deinfante.
  • Deforestazione non significa 'privo di forestazione';
  • decaffeinato significa 'priv[at]o di caffeina', ma alla struttura aggiunge -ato;
  • similmente per defilato, che inoltre oggi è quasi opaco circa la composizione etimologica, e sembra significare più 'tolto dalla fila, sfilato' che 'priv[at]o della fila'.
Deforme invece è più simile, e come demente viene dal latino. Forse in latino una costruzione «de- + sostantivo per la cosa di cui si è privi [+ -is (> it. -e)]» è normale? In tal caso, venendo infante dal latino, forse deinfante potrebbe funzionare...
Avatara utente
G. M.
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Re: Una «deinfante»

Intervento di G. M. »

Sull'argomento segnalo un articolo di Giuseppe Antonelli sul [sito del] Corriere della sera di oggi (Come si chiama un genitore a cui muore una figlia, o un figlio? La parola che manca per il dolore più indicibile):
[…] Così è per il cinese e per l’ebraico [che hanno parole per esprimere il concetto]. E il fatto che le forme dell’ebraico ritornino più volte nella Bibbia ha posto da secoli un problema di traduzione. In un’eterodossa versione in francese cominciata negli anni Settanta del secolo scorso, André Chouraqui (scrittore franco-israeliano nato in Algeria) ha tentato – per rendere il verbo shakal «perdere un figlio» – il neologismo désenfanter, con i suoi participi: il maschile désenfanté e il femminile désenfantée. Una soluzione ricalcata sullo spagnolo deshijado, attestato già in alcune traduzioni secentesche e registrato ancora oggi dal dizionario della Reale Accademia di Spagna, sia pure come vocabolo in disuso.

Gli equivalenti sfigliata e desfigliata sono molto rari nella storia della nostra lingua e circolano – fin dal Medioevo – soprattutto in quei testi che si definiscono «giudeo-italiani»: vale a dire scritti in un dialetto d’area italiana, ma in caratteri ebraici (in italiano oggi sfigliati è usato per riferirsi giocosamente a chi non ha avuto figli). Nelle traduzioni bibliche, il concetto è reso soprattutto con parole e perifrasi che rimandano al verbo privare o, più indietro nel tempo, orbare. Alla voce orbare un dizionario italiano-ebraico ottocentesco specifica proprio «orbare di figli» e come traduzione propone il verbo shakal coi relativi participi shakul e shakula «orbato, orbata di figli». […]
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