Preter‑ è «troppo latino», troppo formale (e foneticamente corposo) perché un’arrampicata sugli specchi del genere possa funzionare…G. M. ha scritto: gio, 09 apr 2026 11:35 Urca, che ho detto di tanto orribile?![]()
Se è per la derivazione pretervolare > *pretervolo, riprendevo semplicemente il modello di sorvolare > sorvolo.
«Fly-by»
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Re: «Fly-by»
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Re: «Fly-by»
D'accordo che, ormai, l'espressione «sorvolo ravvicinato» per tradurre fly-by è accettata come normale, ma basta pensarci un po' per rendersi conto che, concettualmente, non ha alcun senso; anzi, descrive esattamente il contrario di ciò che avviene in realtà, e cioè un sorvolo da grande distanza!
Un sorvolo senz'aggettivi, effettuato cioè da un velivolo terrestre, può avvenire da un minimo di 150 metri di quota (in zone disabitate o sul mare) fino a 10-12 chilometri durante i voli di linea (scusate se ho scritto delle imprecisioni: non m'intendo dell'argomento).
Un fly-by, invece, inteso come sorvolo «ravvicinato» (?) d'un corpo celeste (pianeta, asteroide, ecc.) da parte d'un veicolo spaziale, avviene, normalmente, da una distanza di alcune migliaia di chilometri! Il recente fly-by della navicella Orion(e), ad esempio, è avvenuto a una distanza minima di circa 6545 chilometri dalla superficie lunare.
Dunque, che senso ha parlare di «sorvolo ravvicinato»? Per esprimere correttamente il concetto si dovrebbe dire, piuttosto, «sorvolo a distanza», o meglio ancora «sorvolo spaziale» (da cui, sul modello di nave spaziale, si potrebbe –in teoria– coniare qualcosa come *astrosorvolo o *cosmosorvolo).
Altrimenti, che si parli di sorvolo e basta: anche se impreciso, è sicuramente meno forviante che aggiungere «ravvicinato»!
Un sorvolo senz'aggettivi, effettuato cioè da un velivolo terrestre, può avvenire da un minimo di 150 metri di quota (in zone disabitate o sul mare) fino a 10-12 chilometri durante i voli di linea (scusate se ho scritto delle imprecisioni: non m'intendo dell'argomento).
Un fly-by, invece, inteso come sorvolo «ravvicinato» (?) d'un corpo celeste (pianeta, asteroide, ecc.) da parte d'un veicolo spaziale, avviene, normalmente, da una distanza di alcune migliaia di chilometri! Il recente fly-by della navicella Orion(e), ad esempio, è avvenuto a una distanza minima di circa 6545 chilometri dalla superficie lunare.
Dunque, che senso ha parlare di «sorvolo ravvicinato»? Per esprimere correttamente il concetto si dovrebbe dire, piuttosto, «sorvolo a distanza», o meglio ancora «sorvolo spaziale» (da cui, sul modello di nave spaziale, si potrebbe –in teoria– coniare qualcosa come *astrosorvolo o *cosmosorvolo).
Altrimenti, che si parli di sorvolo e basta: anche se impreciso, è sicuramente meno forviante che aggiungere «ravvicinato»!
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
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domna charola
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Re: «Fly-by»
Sul fuorviante, in questo caso ho delle perplessità.
Immaginandomi la Luna, e quindi alla scala delle distanze fra questa e il nostro pianeta, il fatto che l'altro giorno gli abbiano girato attorno mi appare veramente come un avvicinamento a brevissima distanza.
Un conto è parlare di satelliti nella nostra atmosfera, chiaro che alla scala della sola atmosfera, per avere un sorvolo ravvicinato occorre immaginare un aereo, mentre il satellite ci apparirà come un sorvolo da grande distanza. Ma considerato quel dischetto che è la Luna in cielo, anche guardandolo con un buon telescopio amatoriale mi sa che l'Orion apparirebbe veramente "ravvicinata" al suolo lunare!
Immaginandomi la Luna, e quindi alla scala delle distanze fra questa e il nostro pianeta, il fatto che l'altro giorno gli abbiano girato attorno mi appare veramente come un avvicinamento a brevissima distanza.
Un conto è parlare di satelliti nella nostra atmosfera, chiaro che alla scala della sola atmosfera, per avere un sorvolo ravvicinato occorre immaginare un aereo, mentre il satellite ci apparirà come un sorvolo da grande distanza. Ma considerato quel dischetto che è la Luna in cielo, anche guardandolo con un buon telescopio amatoriale mi sa che l'Orion apparirebbe veramente "ravvicinata" al suolo lunare!
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