«Samwise» e «Hamfast»

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Luke Atreides
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Iscritto in data: gio, 16 dic 2021 23:26

«Samwise» e «Hamfast»

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Quali soluzioni proporreste per la traduzione o l’adattamento in italiano dei nomi hobbit di Samwise Gamgee, detto Sam, figlio di Hamfast “Ham” Gamgee, noto come “il Veglio”, alla luce del principio di pseudotraduzione formulato dal professor J. R. R. Tolkien nell’Appendice F del Signore degli Anelli?

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Traduzione (Appendice F, II – Sulla traduzione):
Non ho usato nomi di origine ebraica o simile nelle mie trasposizioni. Nulla, nei nomi hobbit, corrisponde a questo elemento dei nostri nomi. Nomi brevi come Sam, Tom, Tim, Mat erano comuni come abbreviazioni di veri nomi hobbit, come Tomba, Tolma, Matta e simili.

Ma Sam e suo padre Ham si chiamavano in realtà Ban e Ran. Questi erano abbreviazioni di Banazîr e Ranugad, in origine soprannomi, che significavano rispettivamente “mezzo saggio, semplice” e “casalingo”; ma, essendo parole cadute dall’uso colloquiale, rimasero come nomi tradizionali in certe famiglie. Ho quindi cercato di conservare queste caratteristiche usando Samwise e Hamfast, modernizzazioni dell’antico inglese samwís e hámfæst, che corrispondevano strettamente nel significato.
Alla luce di questo passo (a mio avviso), appare evidente come Tolkien concepisca la traduzione dei nomi non come una semplice trasposizione fonetica, bensì come una vera e propria mediazione culturale, capace di ricreare in lingua moderna lo stesso effetto semantico e sociolinguistico dell’originale. Nel caso italiano, ciò pone il problema se mantenere forme ormai cristallizzate come Samwise e Hamfast, oppure se tentare un adattamento più esplicito, che restituisca al lettore il valore etimologico e popolare dei nomi hobbit, magari attraverso soluzioni semanticamente trasparenti ma stilisticamente coerenti con il registro “rustico” della Contea.
In conclusione, il principio di pseudotraduzione tolkieniana invita il traduttore a un equilibrio delicato tra fedeltà e creatività: non si tratta solo di “tradurre” un nome, ma di ricrearne la funzione narrativa, sociale e linguistica. Qualunque soluzione si scelga, essa dovrebbe quindi mirare a trasmettere al lettore italiano lo stesso senso di familiarità, semplicità e profondità storica che i nomi di Sam e della sua famiglia possiedono nell’originale inglese.

A voi del foro l’ardua sentenza.
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