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Pronuncia di «gli»/«mi» + /jV/

Inviato: mar, 12 mag 2026 2:51
di Navi
Vorrei sottoporre un (duplice) dubbio agli utenti del fòro.

Leggo sul DiPI che «gli» + /jV/ diviene /ʎV/. Avendo sempre spontaneamente pronunciato /ʎi.jV/, con una netta separazione in due sillabe, sono rimasto un poco interdetto e mi sono allora chiesto se la stessa riduzione di i pieno seguito da i semiconsonante (assumo, ma correggetemi se sbaglio!, che idealmente la trafila sia /ʎijV/ → /ʎjV/ → /ʎV/) non avvenga anche nei casi di «di», «mi», «ti», «ci» ecc. + /jV/, ovvero se «la ragazza di Jacopo» e «il menagramo mi ietta» si pronuncino rispettivamente *«la ragazza /dj/acopo» e *«il menagramo /mj/etta». Segno ‹provvisoriamente› con l’asterisco perché mi sembra che il DiPI sottintenda, per omissione, il contrario.

Mi verrebbe da pensare che la /i/ scompaio perché assorbita da /ʎ/ e non da /j/, ovvero che /ʎi/ davanti a vocale o semiconsonante si riduca a /ʎ/ (ma—arrischio un termine tecnico—l’assimilazione non era sempre regressiva in italiano?). Insomma, piú ci penso, piú la matassa s’imbroglia.

Il primo quesito dunque è puramente ortoepico, il secondo invece ‹scientifico›:
  1. Qual è la pronuncia consigliabile di «gli ionici», «di Jesole», «ci iube»?
  2. Qual è il meccanismo che spiega questa apparente discordanza tra «gli» + /jV/ e «di», «mi», «ci» + /jV/?
Ringrazio chi si prenderà la briga d’illuminarmi.

Re: Pronuncia di «gli»/«mi» + /jV/

Inviato: mar, 12 mag 2026 15:26
di Infarinato
Legga qui;)

Re: Pronuncia di «gli»/«mi» + /jV/

Inviato: mar, 12 mag 2026 19:26
di Navi
@Infarinato, la ringrazio!

Dunque, cosí come si ha /ʎiV/ → /ʎV/ in «gli altri», cosí si ha /ʎijV/ → /ʎiV/ → /ʎV/ in «gli iugoslavi», con un passaggio in piú. In effetti avevo notato la pronuncia del nome del celebre regista Hayao Miyazaki come /miadz'dzaki/, me ne sarei dovuto ricordare.
Qual è la pronuncia consigliabile di «gli ionici», «di Jesole», [sic! :oops: ] «ci iube»?
Provo a rispondermi da solo: le pronunce piú tradizionaliste sono /'ʎonitʃi/, /di'ɛsolo/ e /'tʃube/ (? Derivo l’ultima con qualche incertezza dalla voce «ci» del DiPI), quelle piú moderne /'ʎonitʃi/, /di'jɛsolo/ e /tʃi'jube/. Mi rendo ora conto che elidere l’i di «gli» davanti a /jV/ sia una grafia molto meno sibillina della forma piena, ma proprio per questo ancora meno accettabile che davanti a /iC/…

Il DOP, me ne accorgo adesso, da preferenza a «l’iugoslavo» (senza condannare il piú comune «lo iugoslavo»); la norma piú tradizionale prevede genericamente /VjV/ → /iV/ oppure solo /ojV/ → /iV/? Quanto sopravvivono nel parlato toscano queste pronunce (intendo /ijV/ → /iV/ e /VjV/ → /iV/, non l’obbligatorio /ʎijV/ → /ʎV/)? Nell’italiano nazionale mi sembrano rare, anche se vedo che Canepari consiglia alcune di quelle opzionali, come per es. /tinˈtura diˈɔdjo/.

Domanda ulteriore: come ci si regola in poesia? Al di là della pronuncia, che immagino segua la regola piú tradizionale, in metrica è importante contare il numero di sillabe. Se ne contano una o due quando «gli» è seguito da /jV/?