Uso degli articoli in italiano antico
Inviato: mer, 12 ago 2026 11:52
Buongiorno,
sto cercando di comprendere quali norme (o consuetudini) regolavano la scelta degli articoli nell'italiano antico.
Mi è venuta questa curiosità iniziando a leggere il Novellino, nel quale ho notato una decisa preponderanza, rispetto all'uso corrente, di lo e li, in luogo di il, i e gli, nonché di uno invece di un.
Tuttavia, mi sembra che quest'uso non sia del tutto sistematico, o quantomeno non mi sembra evidente quali siano i contesti in cui erano ammissibili (o obbligatori) il, i, gli o un.
In una risposta di Luca Serianni, pubblicata sulla Crusca per Voi n° 12 (aprile 1996) e ripubblicata nel volume La Crusca risponde. Dalla carta al web (1995-2005) (a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti, 2013, Le Lettere, Firenze) alle pp. 28-29, si legge:
Inoltre, sono rimasto stupito dall'incontro con forme quali lo 'mperadore, lo 'ngegno ecc.
Si tratta di semplici alternative stilistiche rispetto a l'imperadore e l'ingegno, oppure di forme arcaiche poi sostituite dalla norma odierna?
sto cercando di comprendere quali norme (o consuetudini) regolavano la scelta degli articoli nell'italiano antico.
Mi è venuta questa curiosità iniziando a leggere il Novellino, nel quale ho notato una decisa preponderanza, rispetto all'uso corrente, di lo e li, in luogo di il, i e gli, nonché di uno invece di un.
Tuttavia, mi sembra che quest'uso non sia del tutto sistematico, o quantomeno non mi sembra evidente quali siano i contesti in cui erano ammissibili (o obbligatori) il, i, gli o un.
In una risposta di Luca Serianni, pubblicata sulla Crusca per Voi n° 12 (aprile 1996) e ripubblicata nel volume La Crusca risponde. Dalla carta al web (1995-2005) (a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti, 2013, Le Lettere, Firenze) alle pp. 28-29, si legge:
Questo però determinerebbe una netta prevalenza di il rispetto a lo, dato che la maggior parte delle parole italiane terminano per vocale. Prevalenza che non mi sembra trovare riscontro nei testi. Chiedo quindi lumi ai più esperti.L'attuale distribuzione di lo e il è il risultato di complessi fenomeni di assestamento, che hanno lasciato immutato dalle origini sino ad oggi solo l'uso – obbligatorio e incontrastato – della forma elisa l' davanti a parola cominciante per vocale […]. Davanti a consonante le cose sono molto più complicate. Basterà dire che nell'italiano antico la scelta tra il e lo dipendeva sostanzialmente non dalla parola seguente ma dalla parola precedente: se questa terminava per vocale, l'articolo era il («Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso»); se terminava per consonante, l'articolo era lo («Mi volsi a retro a rimirar lo passo»): un relitto dell'antica servitù sopravvive nelle locuzioni cristallizzate per lo meno e per lo più, che in base alla norma vigente dovrebbero sonare *per il meno e *per il più. […].
Inoltre, sono rimasto stupito dall'incontro con forme quali lo 'mperadore, lo 'ngegno ecc.
Si tratta di semplici alternative stilistiche rispetto a l'imperadore e l'ingegno, oppure di forme arcaiche poi sostituite dalla norma odierna?