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«Babbo» e «papà»

Inviato: gio, 08 dic 2011 9:50
di Andrea Russo
Sto traducendo un testo per adolescenti, e diverse volte occorre la parola inglese dad, da tradurre o babbo o papà (non padre ovviamente). La differenza fra i due termini è di tipo diatopico, con il primo concentrato soprattutto in Toscana, ma anche in alcune regioni meridionali (non in Sicilia però!), e il secondo prevalentemente al Settentrione.
Guardando un po' alla "italianità" dei due termini, babbo è attestato dal secolo XIV (già in Dante), mentre papà è attestato dal secolo XVI, e deriva dal francese papa, sempre stando al Devoto-Oli (volevo controllare sul TLIO ma non si apre il sito). Comunque sono entrambe voci onomatopeiche, che riprendono la lallazione tipica del bambino, che inizialmente produce soprattutto bilabiali come e [p] (ed infatti queste parole sono simili in moltissime lingue, almeno quelle europee, che io sappia).

A ogni modo, usando babbo sembra che ormai stoni un po', bombardati come siamo da papà, usato spessissimo nei film. La mia domanda è: ci sono alcune restrizioni nell'uso di babbo, oppure si tratta solo ed esclusivamente di una distinzione diatopica?

Re: «Babbo» e «papà»

Inviato: gio, 08 dic 2011 10:37
di Carnby
Andrea Russo ha scritto:Sto traducendo un testo per adolescenti, e diverse volte occorre la parola inglese dad, da tradurre o babbo o papà (non padre ovviamente). La differenza fra i due termini è di tipo diatopico, con il primo concentrato soprattutto in Toscana, ma anche in alcune regioni meridionali
Quali regioni meridionali? Da quello che so, babbo è concentrato in Toscana (ma a Lucca si dice pappà), in Romagna e in qualche zona di Marche e Umbria.
Andrea Russo ha scritto:A ogni modo, usando babbo sembra che ormai stoni un po', bombardati come siamo da papà, usato spessissimo nei film. La mia domanda è: ci sono alcune restrizioni nell'uso di babbo, oppure si tratta solo ed esclusivamente di una distinzione diatopica?
Direi che non ci siano particolari restrizioni, se non la preferenza locale per una forma o l'altra.

Re: «Babbo» e «papà»

Inviato: gio, 08 dic 2011 11:04
di Andrea Russo
Carnby ha scritto:
Andrea Russo ha scritto:Sto traducendo un testo per adolescenti, e diverse volte occorre la parola inglese dad, da tradurre o babbo o papà (non padre ovviamente). La differenza fra i due termini è di tipo diatopico, con il primo concentrato soprattutto in Toscana, ma anche in alcune regioni meridionali
Quali regioni meridionali? Da quello che so, babbo è concentrato in Toscana (ma a Lucca si dice pappà), in Romagna e in qualche zona di Marche e Umbria.
Ha ragione, avrei dovuto specificare. Stando alle risposte di alcuni utenti (per esempio qui) è usato in Emilia-Romagna, Campania, in Sardegna e pure Napoli! :shock: Almeno in alcune aree.

Inviato: gio, 08 dic 2011 12:56
di Carnby
Babbo (babbu) è diffuso anche in Corsica. :D

Inviato: gio, 08 dic 2011 13:12
di Infarinato
…E in Sardegna, dove vale anche «padre».

Inviato: ven, 09 dic 2011 14:27
di Carnby
Infarinato ha scritto:…E in Sardegna, dove vale anche «padre».
Ma anche in Toscana (e Corsica) padre e madre non sono forme popolari (che sarebbero state patre e matre): si tratta di voci «eleganti» che hanno l'occlusiva sonora «settentrionale». Si usano in tutti i contesti dove nell'italiano corrente si userebbe la forma padre: per es. anche in una frase come i' babbo di' mi' canino è un pastore tedesco; in Corsica si parla addirittura de i babbi di a patria. Ci sono comunque le forme popolari pa' e ma' (da padre – non da papà – e madre), diffuse anche in Toscana nel registro colloquiale.

Inviato: ven, 09 dic 2011 17:54
di u merlu rucà
Per una traduzione direi che l'uso dell'uno o dell'altro termine dipende da scelte stilistiche. Malgrado tutto, babbo suona molto più regionale e/o dialettale che papà, però mi è capitato di osservare che babbo è spesso usato da stranieri che hanno studiato e imparato l'italiano a casa loro.

Inviato: ven, 09 dic 2011 18:30
di Ferdinand Bardamu
Carnby ha scritto:Ma anche in Toscana (e Corsica) padre e madre non sono forme popolari (che sarebbero state patre e matre): si tratta di voci «eleganti» che hanno l'occlusiva sonora «settentrionale».
Mi potrebbe dire di piú sulle forme patre e matre? Ho sempre creduto fossero cultismi e non esiti naturali, di tradizione ininterrotta, di patre(m) e matre(m). Sono ancora usate in qualche area della Toscana e dalle persone piú anziane, oppure sono irremediabilmente arcaiche? E padre e madre, colla loro dentale sonora, a quale influenza si debbono?

Inviato: ven, 09 dic 2011 19:04
di Jonathan
Carnby ha scritto:Ci sono comunque le forme popolari pa' e ma' (da padre – non da papà – e madre)

Infatti si dice anche mi' padre e mi' madre oltre che mi' pa' e mi' ma'.

Inviato: sab, 21 set 2013 12:11
di Il Bradipone
Ciao a tutti,
scusate l'intervento.
Vorrei aggiungere che a Roma pa' e ma' esistono anche come troncature di papà e mamma al vocativo, sullo stile di France', Vale' etc.: a Roma infatti si usa troncare i nomi sulla sillaba accentata nelle vocazioni.
Inoltre, mio nonno, sempre a Roma, veniva chiamato babbo, in particolare da mia zia, sua nuora. Non so dirvi con certezza se fosse una sua iniziativa da originaria del basso Lazio o se fosse un suo adeguarsi ad un eventuale uso di provenienza della famiglia d'origine di mio nonno, cioè ad un influsso di Benevento, da cui venivano i miei bisnonni.
La terza opzione è un uso minoritario romano.
Continuo a seguirvi.
Bdp

Inviato: sab, 21 set 2013 14:55
di Carnby
Ferdinand Bardamu ha scritto:Mi potrebbe dire di piú sulle forme patre e matre? Ho sempre creduto fossero cultismi e non esiti naturali, di tradizione ininterrotta, di patre(m) e matre(m). Sono ancora usate in qualche area della Toscana e dalle persone piú anziane, oppure sono irremediabilmente arcaiche?
Per quanto ne so io, sono del tutto fuori dall'uso; in alcune zone vicine alla Toscana mi sembra che si usino pare e mare, ma non saprei dire se si tratta dell'esito «normale» locale delle forme latine o di una lenizione ulteriore di padre e madre.
Ferdinand Bardamu ha scritto:E padre e madre, colla loro dentale sonora, a quale influenza si debbono?
Si devono naturalmente al prestigio delle parlate settentrionali, che è esistito fin dai tempi di Dante (gran cultore della parlata bolognese). In realtà, almeno per la velare sonora, gli esempi indigeni toscani sono talmente tanti che forse è necessario ricorrere a qualche ipotesi aggiuntiva (e teniamo anche conto che nel vernacolo toscano /-kr-/ latino passa normalmente a /-gr-/).

Inviato: ven, 11 ott 2013 22:23
di Scilens
Se parlo velocemente mi accorgo di dire mi'pathre, mentre lo stesso non succede se dico mi'madre, lo dico con la d. E' strano!

Pare e Mare sono comprensibili e spegabili allo stesso modo di Pietro che facilmente diventa Piero, però non mi ricordo di aver sentito queste forme in Toscana. Bisogna pensare ad un nome gridato nei campi : Pieee-(t)-rooo! O anche : Pieee- ooo! La t non si sente e si salta tranquillamente, e questo è documentato anche in qualche toponimo antico.

Inviato: dom, 01 dic 2013 0:49
di Scilens
Ci sono toponimi che documentano anche in Toscana un S.Pietro che diventa S.Piero e diminutivi

Inviato: dom, 01 dic 2013 23:09
di Carnby
Scilens ha scritto:Ci sono toponimi che documentano anche in Toscana un S.Pietro che diventa S.Piero e diminutivi
Piero è prevalente in Toscana, ma è verosimilmente un'importazione francese, perché la lenizione /-tr-/ > /∅/ è «troppo» anche per l'italiano settentrionale (che infatti ha /-dr-/, cfr. i cognomi Pedretti e Pedersoli).

Inviato: dom, 01 dic 2013 23:13
di Ferdinand Bardamu
Carnby ha scritto:la lenizione /-tr-/ > /∅/ è «troppo» anche per l'italiano settentrionale (che infatti ha /-dr-/, cfr. i cognomi Pedretti e Pedersoli).
Però in veneto San Pietro è San Pièro, pietra è pièra, vetro è véro. :)