«Scespiriano, dickensiano...»

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Le è forse sfuggita questa risposta dei curatori del sito dell’Accademia?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Marco1971 ha scritto:Le è forse sfuggita questa risposta dei curatori del sito dell’Accademia
L'ho letta, l'ho letta, ma non inficia per niente le mie obiezioni. Osservo anche che la risposta è basata sull'accettazione dell'Uso (sia pure non ancora così diffuso), criterio contro il quale lei si scaglia regolarmente a favore o della derivazione etimologica o della tradizione (come l'italianizzazione dei sostantivi stranieri, per es. *taggo ecc., del quale l'Uso ha da tempo sancito la quasi totale scomparsa).
:wink:

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Non posso onestamente credere, caro Roberto, che lei non abbia ancora compreso bene la mia posizione... Ripeto, allora, e solo per lei, caro Roberto. Quando l’uso impone una forma che non è in palese contrasto con la morfologia e la semantica, essa va accettata, ed è il caso di perplimere (che inoltre colma un vuoto); quando una forma è in palmare contraddizione (morfologica e/o semantica) con l’edificio della lingua, allora andrebbe respinta.

E se si preferisce perplettere, non mi ci scaglierò contro.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Marco1971 ha scritto:Non posso onestamente credere, caro Roberto, che lei non abbia ancora compreso bene la mia posizione... Ripeto, allora, e solo per lei, caro Roberto. Quando l’uso impone una forma che non è in palese contrasto con la morfologia e la semantica, essa va accettata, ed è il caso di perplimere (che inoltre colma un vuoto); quando una forma è in palmare contraddizione (morfologica e/o semantica) con l’edificio della lingua, allora andrebbe respinta.

E se si preferisce perplettere, non mi ci scaglierò contro.
Se l'ho fraintesa, me ne scuso.

Purtroppo al momento sono occupato con un progetto urgente quindi non posso approfondire, per ora mi limito a questa osservazione: che il colmare un vuoto è un'argomentazione relativa, che può lasciare il tempo che trova e che va esaminata di volta in volta, perché se fosse un criterio principe e assoluto allora bisognerebbe cominciare a dire *convettere anziché incurvare verso l'esterno e di esempi così se ne potrebbero portare a iosa. Appena ho un po' più di tempo torno sull'argomento.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Se s’impone convettere, non ci sarà da gridare l’anatèma...
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Bue
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Intervento di Bue »

Roberto Crivello ha scritto: allora bisognerebbe cominciare a dire *convettere
Convimere, prego... :mrgreen:

P.S. Sono anni che io propugno perplettere al posto di perplimere (introdotto, come nota la Crusca, da Corrado Guzzanti, che però usa e usava tanti altri "sfondoni consapevoli", di cui non credo prevedesse l'entrata in un dizionario...)

P.P.S. Sempre per colmare un vuoto, e sempre usando le analogie, possiamo continuare la serie esprimere-espresso, perplimere-perplesso colmando il vuoto lasciato dal participio passato di dirimere: "La questione è stata diressa".

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Infarinato
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[FT] *«Perplettere», *«convettere» e… *«diresso»

Intervento di Infarinato »

Solo due paroline su *perplettere e *convettere. È vero: il primo sarebbe morfologicamente piú coerente; tuttavia faccio notare che, a quanto ne so, nemmeno *perplecto è attestato in latino: perplesso deriva dal lat. perplexus, aggettivo autonomo formato sulla radice di plecto.

Quanto a *convettere, dovrebbe essere piuttosto convèere (lat. covehĕre). ;)
Bue ha scritto:P.P.S. Sempre per colmare un vuoto, e sempre usando le analogie, possiamo continuare la serie esprimere-espresso, perplimere-perplesso colmando il vuoto lasciato dal participio passato di dirimere: "La questione è stata diressa".
Semmai, *direnta (< lat. diremptum). ;)
Ultima modifica di Infarinato in data mer, 20 feb 2008 9:32, modificato 2 volte in totale.

Bue
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Intervento di Bue »

Conveire? (come Inveire)

(semmai direnta, ma non seguirebbe più la fecondissima serie analogica -imere/-esso, che può anche dare - guarda cosa t'invento - un cìmere)

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Infarinato
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Re: [FT] *«Perplettere», *«convettere» e… *«diresso»

Intervento di Infarinato »

Bue ha scritto:Conveire? (come Inveire)
Bravo… ma vedi: anche qui, convexus è un aggettivo (forse un’antica forma di participio passato [OED]). Il supino di convehĕre è convectum.
Bue ha scritto:…semmai dirénta
Oops, sorry! **Diretta era un refuso, giuro! :D

methao_donor
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Intervento di methao_donor »

Ritornando seri un attimo, e riprendendo l'argomento perplimere/perplettere.
Non si può prendere in considerazione solo la questione etimologica e morfologica, o si fa un grave torto alla lingua, che ben fa a nutrirsi anche di forme giocose o che, per un motivo o un altro (perché no una celia?) si distaccano da quella più "seri(os)amente" consigliabile.
Perciò, non m'indignerei se eventualmente vedessi qualcuno usare perplettere, o se si dovesse diffondere.
Frattanto, non mi disgarba punto veder usare perplimere.
Il sonno della ragione genera mostri.

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Incarcato
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Intervento di Incarcato »

No, Marco, non lasciarti perplimere! Ti prego! :mrgreen:
I' ho tanti vocabuli nella mia lingua materna, ch'io m'ho piú tosto da doler del bene intendere le cose, che del mancamento delle parole colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia.

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Federico
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Intervento di Federico »

Bue ha scritto:Ma tanto è ovvio che stiamo come sempre avvoltolandoci in discussioni onaniche la cui influenza sul mondo esterno è nulla.
Per conto mio stavo cercando di verificare se è possibile costruire un sistema coerente.
L'italianizzazione non è sempre consigliabile per il semplice motivo che chi legge se non sa di chi si sta parlando non avrebbe nemmeno la possibilità di cercare la radice della parola in un'enciclopedia o altro per risalire al nome originale, specie se non è notissimo; ma quando bisogna citare solo una volta o due una persona (e le correnti relative) si può anche chiamarla per nome evitando i derivati.

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Federico
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Intervento di Federico »

Ecco, un altro grattacapo: che fare di hitchcockiano?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Come ha detto lei stesso qui sopra: evitare l’aggettivo. Pochi sarebbero propensi, credo, a adottare iccicocchiano...
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

indian
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Intervento di indian »

la lingua la fanno i parlanti... se tutti dicono cavouriano, ora perchè dobbiamo dire cavuriano (in sardo cavuru significa granchio e starebbe anche bene per cavour, ma un po' di coerenza...) :!:

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