«Cocktail»

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bubu7
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Intervento di bubu7 » gio, 08 mar 2007 11:47

Marco1971 ha scritto:Sarà sociolinguisticamente accettabile? :roll:


Ottima osservazione, Marco1971! Dovrebbe usare più spesso l'ironia invece del sarcasmo.
Roberto Crivello ha scritto:Perché fastidioso?
Beh, non appartiene alla nostra tradizione aurea e poi ha ragione Marco1971 quando suggerisce che il nesso -ct- forma composti appartenenti a aree lessicali diverse. Il cocktail lo chiede la gente comune e non solo lo scienziato.
Infarinato ha scritto:No, i «fatti» che ho riportato sono verificabili e quindi (entro gli opportuni limiti) «inconfutabili», sennò non sarebbero «fatti»…
Com'era quella locuzione piemontese sul non esagerare? :D
Direi meglio: i fatti da lei esposti non mi sembra siano stati confutati, nelle loro linee essenziali, anche se rimangono confutabili. Non sono mica articoli di fede! :wink:
Lo so, c'era scritto "entro gli opportuni limiti...". :)
Marco1971 ha scritto:Non sarebbe forse inutile chinarsi a riflettere sulla lucidità di alcuni linguisti attuali, che trattano la lingua alla stregua d’un topo da studiare, senza coscienza storica e culturale...
Questo avrei potuto scriverlo io, e non solo relativamente ai linguisti. :wink:
Marco1971 ha scritto:ma non servirebbe, mi pare, aprire un thread apposito, se l’esperienza mi dimostra che poi non rispondete (come recentemente è avvenuto): dite «questa parola è sociolinguisticamente inaccettabile» e poi non dite il come e il perché...
Ahi!
(Chi mai mi crederà se dicessi che avevo già una mezza idea di rispondere?... :roll: )
Roberto Crivello ha scritto:Ho una mia idea sul perché non ha avuto risposte: il suo tono iniziale è stato alquanto perentorio, "vi prego di rispondermi così e colì, di evitare affermazioni di questo tipo, ecc.", insomma sin dall'inizio ha voluto ingabbiare la discussione. Come Infarinato ha detto, questo non è un forum di italianistica, ma semplicemente di discussioni sulla lingua; quindi lanci l'argomento e accetti che ognuno risponda come vuole, potrà sempre ignorarlo se le pare che l'argomentazione non sia pertinente.
Caro Roberto, sono sorpreso dalle tue doti medianiche... :)
Marco1971 ha scritto:La mia idea invece è che è difficile dimostrare concretamente l’(in)accettabilità sociolinguistica, che qualcuno sembra dare per iscontata, con criteri inesplicitati.
Riahi!
Marco1971 ha scritto:La finale vocalica non appare strana se viene diffusa...
[...]
Qui bisogna ricordare che la terminazione vocalica o consonantica non ha alcun impatto sociolinguistico. Gl’italiani considerano accettabile quello che gli propinano i mèdia; è cosí, e bisogna rendersene conto. Va bene tutto, basta che sia detto per televisione.
:?: :?:
Roberto Crivello ha scritto:la finale vocalica non si diffonde perché appare strana...
:!: :!:
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

LCS
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Intervento di LCS » gio, 08 mar 2007 13:54

Uri Burton ha scritto:grigioverde: grappa e crema di menta in parti uguali.
Un'interessante variante dello stinger; mi dica, crema di menta bianca o verde? :wink:
ECG

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Decimo
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Intervento di Decimo » gio, 20 set 2007 13:55

Risuscito per la terza volta il filone.

Non ho, ahimè, il tempo per potere ornare l'intervento come pare sia consueto fare in questo spazio di discussione.
Dunque, l'idea mi è venuta banalmente leggendo l'etichetta di un multivitaminico: e se per quei cocktail che mantengono il significato primordiale di miscela di diversi liquori si potesse parlare di multialcòlici?
Ordinando un "multialcolico" si riceve sicuramente un "cocktail" (quindi, con buona pace di bubu7 e di Bue, il discorso è ben diverso dalla ludomanetta).
Ovviamente non si tratta di una corrispondenza univoca tra i due termini, ma in generale multialcolico può coprire buona parte delle categorie in cui i cocktail sono suddivisi.

Non troverei inoltre motivo di escludere la possibilità di avere multianalcòlico (che potrebbe attecchire grazie alla caratteristica di essere una parola soltanto) per cocktail analcolico.

(Sono consapevole del fatto che esistono altri tipi di cocktail che non rientrano in nessuno dei casi da me proposti).

Bue
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Intervento di Bue » gio, 20 set 2007 15:07

Appunto, tutti quelli che sono fatti da un alcolico più analcolici (Es. il Bellini, fatto con spumante e succo di pesca, ecc.)

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Intervento di Decimo » gio, 20 set 2007 16:53

Bue ha scritto:Appunto, tutti quelli che sono fatti da un alcolico più analcolici (Es. il Bellini, fatto con spumante e succo di pesca, ecc.)
Se ne potrebbe fare unialcòlico! Anche se non possiede la chiarezza e la trasparenza dei termini da me proposti in precedenza! :wink:

(Sto scherzando, chiaramente).

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Intervento di bubu7 » gio, 20 set 2007 17:07

Decimo ha scritto: (Sto scherzando, chiaramente).
Ma certo! Avevamo capito che le sue proposte erano scherzose. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Decimo
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Intervento di Decimo » gio, 20 set 2007 17:21

bubu7 ha scritto:
Decimo ha scritto: (Sto scherzando, chiaramente).
Ma certo! Avevamo capito che le sue proposte erano scherzose. :)
La prego, bubu7, solo la mia ultima proposta era scherzosa.
Non vedo parte del mio discorso che abbia alluso a un qualche giocoso desiderio di proporre multialcolico.

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bubu7
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Intervento di bubu7 » gio, 20 set 2007 17:28

Decimo ha scritto: La prego, bubu7, solo la mia ultima proposta era scherzosa.
Non vedo parte del mio discorso che abbia alluso a un qualche giocoso desiderio di proporre multialcolico.
Oh, mi scusi tanto. :(
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
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u merlu rucà
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Intervento di u merlu rucà » gio, 20 set 2007 18:00

Multialcolico forse ha il difetto di essere poco 'scorrevole'.

Carnby
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Intervento di Carnby » lun, 16 ott 2017 14:28

Ritiro fuori il filone per segnalare che, al di là dei vari arlecchino, polibibita ecc. si può usare mixo, o se vi piace di più, misso. Non me lo sono inventato di sana pianta, in inglese uno specialista di cocktails è detto mixologist, in italiano mixologo o missologo, da qui la mia proposta, che ha dalla sua il fatto di creare una famiglia di parole relativa alla mescolanza di bevande alcoliche e, per estensione, analcoliche.

Don Antonio
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Intervento di Don Antonio » lun, 23 ott 2017 14:37

Salve a tutti!
Sicuramente arlecchino, polibibita, coctel, coda di gallo, bevanda miscelata, miscelato, multialcolico, perché non coctalo, anche. Potrebbero essere tutte soluzioni proponibili. Io non mi soffermerei rigidamente su una sola parola: se dovessi parlare di un cocktail di gamberi, allora potrei usare "arlecchino di gamberi", polibibita (da me medesimo proposta in un mio recente itervento assieme alla parola "quisibeve" come ulteriore traducente di barre), poi, potrebbe essere utilizzata per definire i coctali di origine italiana (polibibita a mio modesto parere andrebbe inserita in lista, se non altro poiché sta prendendo parecchio piede... https://www.cocchi.it/miscelazione-futurista/). Coctel potrebbe essere utilizzata per definire la pronuncia (un purismo ortografico quindi) del termine inglese cocktail, traducibile letteralmente come "coda di gallo". Tutti questi termini, infine, definiscono delle bevande miscelate, dei multialcolici. :)
Per quanto riguarda il fatto che, le parole straniere adattate in italiano con la vocale finale, sembrerebbero strane, il mio modesto parere è che ciò è dovuto al fatto che ora "tira" l'inglese. Se "tirasse" lo spagnolo (esempio), ed è sempre più probabile che questo, per ragioni geopolitiche, avvenga, allora dire filme, barre, golfe, sporte (o diporto), non sembrerebbe più strano, anzi...

domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 23 ott 2017 18:16

Don Antonio ha scritto:Per quanto riguarda il fatto che, le parole straniere adattate in italiano con la vocale finale, sembrerebbero strane, il mio modesto parere è che ciò è dovuto al fatto che ora "tira" l'inglese. Se "tirasse" lo spagnolo (esempio), ed è sempre più probabile che questo, per ragioni geopolitiche, avvenga, allora dire filme, barre, golfe, sporte (o diporto), non sembrerebbe più strano, anzi...
In parte può essere vero. Però non dimentichiamo anche che, per un'ampia area, a nord dell'Appennino, i parlanti invece non trovano per nulla strano l'uso di parole senza vocale finale. Nei dialetti settentrionali, le finali per consonante sono diffusissime, e questo secondo me contribuisce a rendere accettabili gli anglicismi anche da parte di chi non segue le mode.

Don Antonio
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Intervento di Don Antonio » mer, 01 nov 2017 21:52

domna charola ha scritto:In parte può essere vero. Però non dimentichiamo anche che, per un'ampia area, a nord dell'Appennino, i parlanti invece non trovano per nulla strano l'uso di parole senza vocale finale. Nei dialetti settentrionali, le finali per consonante sono diffusissime, e questo secondo me contribuisce a rendere accettabili gli anglicismi anche da parte di chi non segue le mode.
Si, è assolutamente vero, infatti Lei ha perfettamente ragione, inoltre, anche per alcuni dialetti del sud (in alcuni casi) avviene lo stesso... Be', per quanto riguarda questo, credo che si dovrebbe: 1) da un lato, accettare il fatto che, in taluni casi, la lingua italiana sia la lingua di parlanti ai quali è naturale anche avere parole senza la vocale finale, quindi che l'italiano inglobi e faccia propri anche lemmi senza la vocale finale, 2) dall'altro però, si dovrebbe tener presente anche del contrario e decidersi finalmente a rispettare: sia il fatto che il ceppo dei parlanti che ha dato origine alla lingua italiana utilizzi la vocale in finale di parola, sia che i parlanti ed i linguisti seri possano adattare i vocaboli stranieri alla struttura fonetica della propria lingua.
Credo che sarebbe corretto e rispettoso di tutte le sensibilità. Il fatto che possano finalmente coesistere film e filme, sport e sporte (o diporto), bar e barre... Voglio dire: convivono assieme tranvia, tramvia, tranvai, tram e tramme... Non vedo perché si continui a far finta che certe forme non esistano, è illogico. Anche solo per rispettare e riconoscere chi desidera lavorare sulla poesia, sulla stesura di testi, sulla letteratura... Ed i parlanti, poi: esattamente un anno fa mi recai da un amico a Sesto Fiorentino. Fu tutto un tripudio di "barretti", "barre", "barri", "barrista" e "barristi"... Esistono delle opere scritte che addirittura riportano i lemmi, con le relative fonti e le citazioni, c'è un lavoro di linguisti molto importanti, a monte... Dovrebbe esserci una presa di coscienza da parte di tutti, della politica in primo luogo. Capisco che siamo in piena globalizzazione e che i nostri politici non riescono neanche a salvare le banche, però...
E poi v'è il secondo problema: si pronuncia compiuter, cischeic, fud, grin, cocteil, rulot, buffè, robò, smartfon? Bene, allora, a parer mio, per le forme che si vogliono fissare più o meno stabilmente nella lingua italiana bisognerebbe applicare il purismo linguistico, ovvero, scrivere tutto come si pronuncia, allora vorrei ben vedere che in molti si darebbero da fare per ricominciare a foggiare in maniera decente i vocaboli.
Cordialmente.

domna charola
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Intervento di domna charola » gio, 02 nov 2017 11:40

Concordo. Personalmente mi rifiuto di ordinare/cucinare/ mangiare un cheesecake o cischeic che dir si voglia. Solo il termine mi fa senso.

Per me la soglia è fra il termine propriamente usato, e il termine abusato perché "alla moda".
Ci sono termini, come quello citato sopra, che vengono appioppati a qualsiasi dolce contenente prodotti lattiero-caseari, in barba alla specifica definizione e ricetta in uso nel paese di origine.
Voglio dire, in molti casi la soluzione non è "foggiare in maniera decente i vocaboli", che porterebbe comunque a un impoverimento della lingua originale, a favore comunque di termini alloctoni, quanto avere il buon senso di capire quando un anglicismo è perfettamente inutile, se non ridicolo.
Vogliamo parlare del food? Mi rifiuto anche di adattarlo in *fud o *fuddo o altre amenità: abbiamo cibo, gastronomia/gastronomicoo, cucina, alimentazione/alimento etc., tutti termini che specificano aspetti del grande universo del food...
Green: "verde" nell'accezione specifica a sfondo socio-politico, ambientalista, naturale, biologico, non inquinante, ecologico etc. etc.
Passando in rassegna tutti i casi in cui si trova usato questo termine, ci si rende conto che è una specie di logo polisemico usato per risparmiare fatica, evocando un'idea molto generale, e lasciando all'ascoltatore il compito di dargli il significato più adatto. Questa non è "comunicazione", è ragionare per icone o per geroglifici. E adattarlo in qualsiasi modo mi suona solo come un prendere in giro e rifare il verso a chi lo usa a sproposito.

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Roberto Crivello
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Località: Salt Lake City, Utah
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Intervento di Roberto Crivello » gio, 02 nov 2017 18:06

domna charola ha scritto:
Don Antonio ha scritto:Per quanto riguarda il fatto che, le parole straniere adattate in italiano con la vocale finale, sembrerebbero strane, il mio modesto parere è che ciò è dovuto al fatto che ora "tira" l'inglese. Se "tirasse" lo spagnolo (esempio), ed è sempre più probabile che questo, per ragioni geopolitiche, avvenga, allora dire filme, barre, golfe, sporte (o diporto), non sembrerebbe più strano, anzi...
In parte può essere vero. Però non dimentichiamo anche che, per un'ampia area, a nord dell'Appennino, i parlanti invece non trovano per nulla strano l'uso di parole senza vocale finale. Nei dialetti settentrionali, le finali per consonante sono diffusissime, e questo secondo me contribuisce a rendere accettabili gli anglicismi anche da parte di chi non segue le mode.
Al fatto che nei dialetti settentrionali molte parole terminino in consonante avevano già accennato in Lettera dall'Italia nel 1990 [!] i due Lepschy nella recensione [negativa] di Morbus anglicus di Castellani, che così ribatteva in Vendistica e il concetto di bizzarro:
Osservano tra l’altro i Lepschy, a proposito delle consonanti finali non tollerate dalle strutture dell’italiano:

Si può poi ricordare che per secoli l’italiano è stato la lingua letteraria di persone che parlavano dialetti settentrionali, ricchi di consonanti finali.

E con questo? Quelle persone non tenevano forse, più degli stessi Toscani, al mantenimento delle norme fonetiche della lingua toscana, cioè della lingua italiana? È mai venuto in mente a un Settentrionale dei secoli passati di proporre l’introduzione in lingua di dialettalismi non adattati? Un argomento del genere mi fa un effetto strano, direi quasi “bizzarro”.

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