«Arruzzato»

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Maestro Italiano
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«Arruzzato»

Intervento di Maestro Italiano » ven, 14 dic 2018 16:27

Arruzzato sta per arrugginito. Mai sentito fino a poche ore fa. Di primo acchito pensavo che tale aggettivo designasse uno che ha il ruzzo, invece sembra che faccia parte del dialetto cosentino o giù di lì. C'è qualcuno che può confermarlo? Ed un'altra domanda: come si dice dalle vostre parti arrugginito?
Arriveremo al giorno in cui, per chiamare "pietre" le pietre bisognerà sguainare la spada. La mia mano stringe l'impugnatura.

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Millermann
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Re: «Arruzzato»

Intervento di Millermann » ven, 14 dic 2018 19:04

Maestro Italiano ha scritto:C'è qualcuno che può confermarlo?
Direi di sí, visto che io sono, per l'appunto, cosentino. ;)
Da queste parti la ruzza (/ˈruʣʣa/, con la zeta sonora) è la ruggine, e perciò arruzzàtu (/arruʣˈʣatu/, in dialetto) significa proprio arrugginito.
Si tratta del participio passato del verbo (s')arruzzà, cioè arrugginir(si) che, a differenza dell'italiano, è sempre pronominale: «u fíerru s'è arruzzàtu» (il ferro [si] è arrugginito).

Aggiungo che usare tale vocabolo in italiano, sia pure regionale, a mio parere non avrebbe altro scopo se non quello di dire una spiritosaggine! :)

P.S. Al contrario di lei, io non conoscevo il termine ruzzo! :P
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Maestro Italiano
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Re: «Arruzzato»

Intervento di Maestro Italiano » sab, 15 dic 2018 0:54

Millermann ha scritto:
Maestro Italiano ha scritto:C'è qualcuno che può confermarlo?
Direi di sí, visto che io sono, per l'appunto, cosentino. ;)
Infatti avevo pensato proprio a lei; grazie per la conferma! :)
Immagino che non ci sia la perifrasi progressiva, non so, sono solo supposizioni.

P.S. Qualora le interessasse, in Toscana si usa molto il verbo ruzzare, con connotazioni diverse da quelle di divertirsi, giocare e consimili. :) Un bambino che ruzza me lo immagino in movimento e chiassoso. Un altro che "gioca" può, per esempio, starsene semplicemente seduto tramestando biglie di vetro o macchinine, oppure maneggiare soldatini ed altri balocchi.
Arriveremo al giorno in cui, per chiamare "pietre" le pietre bisognerà sguainare la spada. La mia mano stringe l'impugnatura.

Carnby
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Re: «Arruzzato»

Intervento di Carnby » sab, 15 dic 2018 10:29

Maestro Italiano ha scritto:P.S. Qualora le interessasse, in Toscana si usa molto il verbo ruzzare, con connotazioni diverse da quelle di divertirsi, giocare e consimili.
Mi permetta una correzione: si usava. Da qualche decennio ruzzare (nel vernacolo ruzzà) è quasi sparito e il ruzzo non si distingue più dal gioco, dal gingillamento e simili. A tal proposito nel 1981 a Empoli era sorto il Comitato delle Antiche Ruzza (con plurale sovrabbondante che lo rendeva ancora più arcaico) che si occupava di riproporre in chiave moderna l’antica tradizione del Volo del ciuco.

valerio_vanni
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Intervento di valerio_vanni » sab, 15 dic 2018 11:21

Da me, quando il gatto ha voglia di giocare, si dice che ha il ruzzo.

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Re: «Arruzzato»

Intervento di Animo Grato » sab, 15 dic 2018 11:41

Maestro Italiano ha scritto:Un altro che "gioca" può, per esempio, starsene semplicemente seduto tramestando biglie di vetro o macchinine, oppure maneggiare soldatini ed altri balocchi.
Nota (dolente) a margine: l'ultimo bambino che ha giocato in quel modo oggi ha quarant'anni.
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Maestro Italiano
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Re: «Arruzzato»

Intervento di Maestro Italiano » dom, 16 dic 2018 1:53

Sì, questa è la realtà che ci circonda. I bambini di una volta avevano altro con cui baloccarsi. :)

Tornando al tema principale, qualcuno dice arrugginito in altra maniera?
Arriveremo al giorno in cui, per chiamare "pietre" le pietre bisognerà sguainare la spada. La mia mano stringe l'impugnatura.

Carnby
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Intervento di Carnby » dom, 16 dic 2018 11:38

valerio_vanni ha scritto:Da me, quando il gatto ha voglia di giocare, si dice che ha il ruzzo.
Qui si diceva solo ruzzà, ma era quasi sempre riferito a persone. I’ ruzzo era conosciuto, ma poco usato.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » dom, 16 dic 2018 12:11

Da me ruggine e arrugginito si dicono rispettivamente el rúżeno e rúżeno, con 〈ż〉 pronunciata come la 〈ż〉 di léżare che si può sentire qui a Villa Estense e Fratta Polesine.

Rużare esiste anche nel mio dialetto, ma significa ‹rumoreggiare, ronzare, brontolare› e dovrebbe derivare da RUGĪRE con cambio di coniugazione e sviluppo fonetico normale in veneto di /gi/ › /ʤ/ › fricativa leggermente interdentale sonora (chiedo aiuto agli esperti di IPA per individuare il simbolo di questo suono, solitamente indicato in maniera erronea con /ʣ/). Dal verbo rużare s’è creato il sostantivo ruża.
Ultima modifica di Ferdinand Bardamu in data gio, 21 mar 2019 23:07, modificato 1 volta in totale.

Cembalaro
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Intervento di Cembalaro » dom, 17 mar 2019 0:58

A Napoli: ruzza, ruzzimma = ruggine
Arruzzenuto = arrugginito

Il sostantivo è oggi molto raro, non saprei perché. Arruzzenuto è invece di uso quotidiano.

Ligure
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Intervento di Ligure » dom, 17 mar 2019 10:15

A Genova rüzze /'ryzze/, rüzzenentu, in provincia anche rüzzene, rüzzenente, riȝȝene /'riʣʣene/ in zone di iotacismo e conservazione di /ʣ/</ʤ/. I vecchi dialettofoni di scarsa cultura non conoscevano la voce arrugginito e dicevano “rugginente”! Come traduzione del ruzzo i lessici forniscono l'axillu /la'ʒillu/. In riferimento a un bambino u gh'ha l'axillu significa semplicemente che non riesce a star fermo, ma - detto di un adulto - o risulta ironico o segnala una situazione preoccupante, quasi prodromica di agitazione psicomotoria. L'origine non può essere diversa da quella di assillo. In provincia, il verbo ȝigliâ /ʣi'ʎa:/ indicava le reazioni scomposte dei poveri bovini tormentati da sciami di tafani.

P.S.: nella poesia medievale rüzzen /'ryzzeŋ/ rimava con ancüzzen /aŋ'kyzzeŋ/. Non posso sapere se la pronuncia /aŋ'kyzzeŋ/ fosse effettiva o dipendesse da esigenze di rima. Comunque, l'anchizze /laŋ'kizze/ altro non è che l'incudine del fabbro - u ferâ /u fe'ra:/ -. Il suo martello era u mârcu /u 'ma:rku/. Una situazione intollerabile veniva paragonata al trovarsi tra u mârcu e l'anchizze. In provincia a mârcia /a 'ma:rʧa/ era la piccola incudine piantata al suolo sulla quale veniva battuta la lama della falce per ovviare ai difetti dell'usura.

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