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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 14:05

Per chi si sintonizzasse solo ora, riassunto delle puntate precedenti: guardate qui, qui, qui e qui (e i rimandi a cascata, fra cui questo).

Si diceva che il problema maggiore di questa regola del se stesso è che ci sono sottoregole tendenti all'infinito. E infatti ultimamente vedo uno sproposito di a se stante ma anche solo a se, che dopotutto rispettano perfettamente la filosofia del "in questo caso non c'è dubbio".
Sono forme diffuse solo in Rete (magari solo per non premere un tasto in più) oppure sono normali anche nella letteratura e nella grammatica?
Ultima modifica di Federico in data lun, 10 lug 2006 23:53, modificato 2 volte in totale.

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 14:41

Sono forme del tutto inaccettabili: errori d’ortografia. Le regole mutano nel tempo, e Leopardi non accentava mai il ; oggi chi segue Leopardi sbaglia. ;)

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 16:13

Be', certo: intendevo nella letteratura recente.

Purtroppo questi errori – per coerenza – sono difficilmente contestabili da chi propugna la grafia se stesso...

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 16:57

Federico ha scritto:Be', certo: intendevo nella letteratura recente.
Uno scrittore d’oggi che scrivesse *a se o *a se stante passerebbe per un ignorantone...

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 20:19

Marco1971 ha scritto:
Federico ha scritto:Be', certo: intendevo nella letteratura recente.
Uno scrittore d’oggi che scrivesse *a se o *a se stante passerebbe per un ignorantone...
Questo è assodato.
Non so se rallegrarmi o sconfortarmi per l'ignavia con cui si traggono le conseguenze dalle affermazioni di principio come "l'accento non si mette dove non c'è dubbio"; ma dopotutto è la dimostrazione che ogni argomentazione a favore di questa tesi è solo una scusa per non modificare un'abitudine inveterata, a prescindere dalle sue origini e giustificazioni.

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 20:45

Chi afferma l’accento non si mette dove non c’è dubbio?

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 20:56

Marco1971 ha scritto:Chi afferma l’accento non si mette dove non c’è dubbio?
Come chi? Non è questo il motivo per cui se stesso sarebbe senza accento, e cioè che quel se non può essere che il pronome riflessivo tonico di terza persona?

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 21:19

La mia non era una domanda retorica: anche Fornaciari, nella sua Sintassi del 1881, scrive sè stesso (col grave, allora c’era solo quello) e non ho trovato scritto da nessuna parte in quell’opera quella regola bizantina (se qualcuno la trova, mel dica :D); ragion per cui mi domando chi abbia introdotto questa grullaggine.

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 22:27

Ah, lei si chiede l'origine di questa regola. Probabile che sia stata una "generazione spontanea" dal basso... Certe credenze si diffondono con una rapidità e facilità insospettabile.

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 22:58

Io sospetterei lo zampino d’un grammaticuccio di terz’ordine chiamato a redigere (o, come dice Beccaria, redarre) una grammatica scolastica. Ma davvero sarei grato a chi ci palesasse l’identità dell’autore della regola fantasma.

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 23:30

Le ricerche andrebbero forse concentrate nel periodo in cui si introdusse l'accentazione; è in quel momento che le resistenze all'innovazione devono essere sfociate nella creazione di questa regoletta per contenere i cambiamenti (o forse machiavellicamente si pensò di costruire una regola tanto assurda e ipertrofica da far crollare tutto l'edificio del accentato? Viva la fantascienza!).

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Intervento di Federico » sab, 08 lug 2006 23:39

Che possa essere d'aiuto la consultazione dei libri indicati nella bibliografia di questa scheda?

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Intervento di Marco1971 » sab, 08 lug 2006 23:52

A parte l’articolo di Alfonso Leone, ho tutti gli altri e non v’è cenno alcuno alla paternità della distinzione. Persisto a credere a una regola scolastica tramandatasi di libro in libro e ritenuta vangelo dagl’insegnanti (chissà perché cosí tanta attenzione a un simile particolare e cosí poca alla fonetica, per esempio).

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Intervento di Incarcato » dom, 09 lug 2006 0:00

Quello di Leone ce l'ho io, e nemmeno lí se ne parla.

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Intervento di Federico » dom, 09 lug 2006 11:32

Marco1971 ha scritto:una regola scolastica tramandatasi di libro in libro e ritenuta vangelo dagl’insegnanti…
Be', mi sembra che si preferisca sempre la lectio difficilior, e non solo nella pronuncia; date due regole, una complicatissima e l'altra semplicissima, sembra naturale propendere per la prima sdegnando l'altra in quanto “semplificazione”, che equivale a “peggioramento”, cedimento corrivo alle pretese degli indolenti alunni, a spese della qualità dell'insegnamento.
Si veda ad esempio questo aneddoto in cui mi sono imbattuto: l'insegnante si schermisce e allo stesso tempo si vanta dicendo che propende per la forma se stesso in quanto purista.

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