«Dovunque»
Moderatore: Cruscanti
«Dovunque»
Avevo letto su un dizionario, anni fa, che dovunque va usato insieme a un verbo: ti cercherò dovunque tu sia. Ultimamente lo vedo e lo sento usato moltissimo come sinonimo di dappertutto: ti cercherò dovunque. Allora sono andato a vedere qualche dizionario, e uno dice che usare dovunque per dappertutto è sbagliato, uno dice che è meno corretto, e un altro dice che dovunque e dappertutto sono sinonimi. Mi sento un po' perduto…
Infatti: molti grammatici, piú sensibili all’uniformità delle regolette che al senso della lingua, proscrivono l’impiego delle parole in -unque non seguite da un verbo. Follie! Follie! Delirio vano è questo! E l’ellissi, fenomeno cosí comune? Due banali esempi: Questi problemi si trovano ovunque [si vada], Questo può dirlo chiunque [voglia/possa dirlo, ecc.], e cosí via. Siccome amo sempre sostanziare i miei assunti con citazioni, eccone tre fra le piú illustri:
Figlia, deh! cedi,
e ten prego piangendo: io qui a tant’opra
traeati: or tu la compi: un solo istante
tutto decide; le reali guardie
vegliano ovunque, e mal sicuro in questo
unico asilo vive; ei fermo giura
di non partir senza vederti; e intanto
passano l’ore e ’l pericolo avanza. (Foscolo, Tieste)
Ma quai gemiti oimè, quai pianti, e strida
S’alzano al Ciel; de’ tenerelli Infanti
Ecco il crudele eccidio, ecco di sangue
Tinto il terren; gemon le Madri afflitte,
Piangono i Genitori, e il lutto ovunque
Mesto si spande, la tremenda falce
De l’aspra morte rosseggiar si vede,
E ricuoprono il suol gli estinti corpi. (Leopardi, Re Magi 3)
L’ombra, ovunque, era diafana e ricca, quasi direi animata dalla vaga palpitazion luminosa che hanno i santuarii oscuri ov’è un tesoro occulto. (D’Annunzio, Il Piacere)
Figlia, deh! cedi,
e ten prego piangendo: io qui a tant’opra
traeati: or tu la compi: un solo istante
tutto decide; le reali guardie
vegliano ovunque, e mal sicuro in questo
unico asilo vive; ei fermo giura
di non partir senza vederti; e intanto
passano l’ore e ’l pericolo avanza. (Foscolo, Tieste)
Ma quai gemiti oimè, quai pianti, e strida
S’alzano al Ciel; de’ tenerelli Infanti
Ecco il crudele eccidio, ecco di sangue
Tinto il terren; gemon le Madri afflitte,
Piangono i Genitori, e il lutto ovunque
Mesto si spande, la tremenda falce
De l’aspra morte rosseggiar si vede,
E ricuoprono il suol gli estinti corpi. (Leopardi, Re Magi 3)
L’ombra, ovunque, era diafana e ricca, quasi direi animata dalla vaga palpitazion luminosa che hanno i santuarii oscuri ov’è un tesoro occulto. (D’Annunzio, Il Piacere)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Grazie, caro Marco. Queste sue citazioni sono una delle cose che più mi piacciono in questo foro, e sinceramente mi chiedo come lei faccia a trovarne sempre con tanta (apparente) facilità.Marco1971 ha scritto:Siccome amo sempre sostanziare i miei assunti con citazioni, eccone tre fra le piú illustri:
Ciò che mi secca, invece, è che fino a ieri correggevo i miei amici che dicevano: "Ti cercherò ovunque" con aria di sufficienza, alzando un sopracciglio. Ah, la presunzione!
Prego, caro Daniele. 
Per le citazioni, non è un segreto: uso il CD della Letteratura Italiana Zanichelli (LIZ, da me ribattezzato LIZa per comodità di pronuncia /'lidzdza/), che consente di fare ricerche anche molto complesse all’interno del vasto corpus di oltre mille testi, dalle origini a D’Annunzio.
E non si preoccupi: sbagliamo tutti, prima o poi.
Confesso con grande rossore che fino a poco tempo fa ero convinto che schizofrenico si pronunciasse con la z sorda...
Questa nostra cara piazza ci offre la possibilità di migliorare le nostre conoscenze, affinandole. 

Per le citazioni, non è un segreto: uso il CD della Letteratura Italiana Zanichelli (LIZ, da me ribattezzato LIZa per comodità di pronuncia /'lidzdza/), che consente di fare ricerche anche molto complesse all’interno del vasto corpus di oltre mille testi, dalle origini a D’Annunzio.
E non si preoccupi: sbagliamo tutti, prima o poi.



Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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[FT] «Schizofrenico»
Consólati: la pronuncia «moderna» ha proprio /-tsts-/.Marco1971 ha scritto:Confesso con grande rossore che fino a poco tempo fa ero convinto che schizofrenico si pronunciasse con la z sorda...

Re: [FT] «Schizofrenico»
Infarinato ha scritto:Consólati: la pronuncia «moderna» ha proprio /-tsts-/.Marco1971 ha scritto:Confesso con grande rossore che fino a poco tempo fa ero convinto che schizofrenico si pronunciasse con la z sorda...


Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Io erroneamente (sí, la pronuncia con la zeta sonora è ancora l'unica pronuncia ortoèpica) pronunciavo /skiʦʦofreˈnia/ perché pensavo si scrivesse con due zeta.
Credo che l'errore sia frequente, anche tra chi conosce molto bene l'ortoepia, perché è facile fare confusione con schizzo /sˈkiʦʦo/. In effetti, nel DiPI alla voce schizzofrenia si legge: (↓-zz-). L'ho detto mille volte, ma non mi stanco di ripeterlo. Non si può scrivere La schizofrenìa (IPA: pronuncia tradizionale [skiʣʣofreˈnia][1]; pronuncia moderna [skiʦʦofreˈnia][2]) perché il lettore comune capirà che oggi la pronuncia raccomandata è quella con la zeta sorda, mentre questo è solo il punto di vista canepariano. Luciano Canepàri potrà pure definire la propria pronuncia "moderna", ma, se vogliamo essere imparziali, è piú corretto parlare di italiano neutro nazionale di base toscana per il DOP e italiano neutro nazionale di base centritaliana per il DiPI.

Sono d'accordo, ma la generalizzazione del fonema /z/ intervocalico è una tendenza più toscana che centritaliana.fiorentino90 ha scritto:se vogliamo essere imparziali, è piú corretto parlare di italiano neutro nazionale di base toscana per il DOP e italiano neutro nazionale di base centritaliana per il DiPI.
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Tuttavia, non è un fenomeno cosí consolidato da poter essere considerato una peculiarità del toscano e, quindi, dell'italiano neutro nazionale (di base toscana). Il DOP, lo abbiamo visto piú volte, ora accetta anche /z/ intervocalico in casi in cui la pronuncia tradizionale ammetteva solo /s/, però la tipica pronuncia toscana di casa è ancora ca/s/a e non ca/z/a. Anche a Pisa, si dice egli chie/z/e, ma ca/s/a. Sbaglio?! Se /s/ in posizione intervocalica e /ts/ ad inizio di parola si sentiranno poco anche in Toscana (soprattutto, ma non solo, a Firenze), allora sarà opportuno adeguarsi. Al massimo, come per zeta iniziale, il DOP avrebbe potuto preferire la variante sonora a quella sorda, ma sempre e solo nei casi in cui sono ammesse entrambe (es. pisello e susina).Carnby ha scritto:Sono d'accordo, ma la generalizzazione del fonema /z/ intervocalico è una tendenza più toscana che centritaliana.fiorentino90 ha scritto:se vogliamo essere imparziali, è piú corretto parlare di italiano neutro nazionale di base toscana per il DOP e italiano neutro nazionale di base centritaliana per il DiPI.
Comunque, è bene tenere presente che il DOP (ovviamente, ci si riferisce sempre all'ultima versione in formato cartaceo o multimediale) ora preferisce maréngo e scor/ts/a a marèngo e scor/dz/a

Per potersi presentare come una vera alternativa al DOP, il DiPI avrebbe dovuto prescrivere la pronuncia di esse sorda intervocalica in tutti i casi, dal momento che esso promuove una pronuncia neutra centritaliana. Altrimenti, l'unico criterio valido per determinare la distribuzione di /s/ e /z/ intervocalici nell'italiano neutro è la distribuzione dei suddetti fonemi nell'italiano parlato in Toscana e, in particolare, a Firenze (i professionisti della voce non hanno voce in capitolo).
La generalizzazione di /z/ intervocalico è una tendenza che si è ripetuta varie volte in Toscana (per influsso del francese e delle parlate altoitaliane), soprattutto tra le giovani generazioni «modaiole», ma non si è mai radicata del tutto (mi viene a mente un confronto un po' «spericolato» con /ɡ/ → /ŋ/ del giapponese).fiorentino90 ha scritto:Il DOP, lo abbiamo visto piú volte, ora accetta anche /z/ intervocalico in casi in cui la pronuncia tradizionale ammetteva solo /s/, però la tipica pronuncia toscana di casa è ancora ca/s/a e non ca/z/a.
È corretto.fiorentino90 ha scritto:Anche a Pisa, si dice egli chie/z/e, ma ca/s/a. Sbaglio?!
Aggiungo anche sorriso: mio padre ha spontaneamente /s/ e io /z/ (è nato dieci chilometri più a sud-est di me).fiorentino90 ha scritto: il DOP avrebbe potuto preferire la variante sonora a quella sorda, ma sempre e solo nei casi in cui sono ammesse entrambe (es. pisello e susina).
- Ferdinand Bardamu
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Re: «Dovunque»
Solo per segnalare che la proscrizione è riportata addirittura anche nel GDLI!

Poi però cita Boccaccio, Alfieri, Leopardi, Manzoni e D’Annunzio…

Poi però cita Boccaccio, Alfieri, Leopardi, Manzoni e D’Annunzio…
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