Avvenire ha pubblicato un riassunto della lettera, con la risposta d'Andrea Lavazza. Fa cadere le braccia che il giornalista, nel rispondere, non faccia altro che ripetere proprio i «vecchi luoghi comuni», diffusi «anche [tra] persone che ritengono d’avere una certa cultura», contro cui mettevamo in guardia nella lettera. Ma forse è meglio una risposta così —educata e cordiale, apprezziamolo— che nessuna risposta… almeno se ne parla.
«Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Moderatore: Cruscanti
«Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
La settimana scorsa l'API, che tuttora presiedo, ha scritto una lettera ai principali quotidiani del paese sull'anglicizzazione, a commento delle Olimpiadi invernali da poco conclusesi.
Avvenire ha pubblicato un riassunto della lettera, con la risposta d'Andrea Lavazza. Fa cadere le braccia che il giornalista, nel rispondere, non faccia altro che ripetere proprio i «vecchi luoghi comuni», diffusi «anche [tra] persone che ritengono d’avere una certa cultura», contro cui mettevamo in guardia nella lettera. Ma forse è meglio una risposta così —educata e cordiale, apprezziamolo— che nessuna risposta… almeno se ne parla.
Avvenire ha pubblicato un riassunto della lettera, con la risposta d'Andrea Lavazza. Fa cadere le braccia che il giornalista, nel rispondere, non faccia altro che ripetere proprio i «vecchi luoghi comuni», diffusi «anche [tra] persone che ritengono d’avere una certa cultura», contro cui mettevamo in guardia nella lettera. Ma forse è meglio una risposta così —educata e cordiale, apprezziamolo— che nessuna risposta… almeno se ne parla.
- Millermann
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Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Apprezzo la cordialità della risposta, ma devo dire che le motivazioni addotte mi sono sembrate totalmente inconsistenti. Perché usiamo cosí tanti forestierismi? Perché non c'è nulla di male nel farlo, e allora tanto vale non compiere nessuno sforzo (inutile) di traduzione. Un ragionamento da studente delle medie.G. M. ha scritto: mer, 04 mar 2026 10:40Fa cadere le braccia che il giornalista, nel rispondere, non faccia altro che ripetere proprio i «vecchi luoghi comuni» […] Ma forse è meglio una risposta così —educata e cordiale, apprezziamolo— che nessuna risposta…
Fra parentesi, una mia curiosità: le parole citate come esempio (run, trick, grab, jump) erano state suggerite da voi nella lettera? Altrimenti, mi sembrerebbe strano che le avesse cosí chiare in mente: vorrebbe dire che, volendo, sarebbero perfettamente in grado di usare un linguaggio comprensibile. Sí, comprensibile, perché io, quando sento un forestierismo che non conosco, sulle prime lo interpreto come se fosse la parola nota (e, possibilmente, italiana) dal suono piú simile. E sono certo che capiti anche ad altri, essendo una normale reazione del nostro cervello.
Fuori tema
A proposito di giochi olimpici in televisione, ricordo che, almeno fino a Barcellona 1992, era prassi che i titoli in sovrimpressione fossero scritti nella lingua del paese ospitante (tranne in caso di lingue «esotiche» scritte in un altro alfabeto). Da noi, poi, ci pensava la RAI ad affiancare le didascalie in italiano.
Poi, col progresso tecnologico, speravo di vedere finalmente dei bei titoli italiani «nativi» (ossia localizzati automaticamente all'origine per i diversi Paesi), e invece ho avuto la sorpresa di vedere trasformare in inglese anche quelli delle manifestazioni piú «italiane», come il giro d'Italia!
Tornando allo scambio con Avvenire, per concludere, mi permetta di fare una piccola considerazione personale: se lo scopo è quello di promuovere un uso maggiore delle parole italiane al posto degli onnipresenti anglicismi, per me non bisogna cedere alla tentazione di ostentare un italiano ricercato e «letteratesco», altrimenti si rischia di ottenere l'effetto contrario.
Niente, dunque, elisioni di di e gli, accenti grafici per la disambiguazione di parole omografe, e cose simili: meglio, a mio avviso, limitarsi a un linguaggio diretto, moderno e, per quanto possibile, giovanile, che dia all'interlocutore la sensazione di trovarsi di fronte a una persona che vive nel mondo di oggi, e non a un professore ancorato ai suoi vecchi tempi.
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
- Ferdinand Bardamu
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Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
È una battaglia persa, purtroppo.
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Sì.Millermann ha scritto: mer, 04 mar 2026 15:54 Fra parentesi, una mia curiosità: le parole citate come esempio (run, trick, grab, jump) erano state suggerite da voi nella lettera?
Capisco bene il suo punto di vista… e, in parte, l'ho seguito: ho scritto consapevolmente subito anziché sùbito, come faccio di solito…Millermann ha scritto: mer, 04 mar 2026 15:54 Tornando allo scambio con Avvenire, […] mi permetta di fare una piccola considerazione personale: se lo scopo è quello di promuovere un uso maggiore delle parole italiane al posto degli onnipresenti anglicismi, per me non bisogna cedere alla tentazione di ostentare un italiano ricercato e «letteratesco», altrimenti si rischia di ottenere l'effetto contrario. […]
Ma, per il resto, ho solo usato uno stile sostenuto come mi sembrava appropriato per uno scritto del genere. Il testo, comunque, steso da me, è stato naturalmente condiviso col resto del Consiglio e anche con altri membri; hanno fatto delle osservazioni sul contenuto, che sono state integrate, ma nessuno ha chiesto modifiche alla forma.
Negli anni elidere gli e di mi è diventato via via più naturale… E dato che mi sembra un fatto positivo, non voglio scendere a compromessi eccessivi per questi dettagli… Ci badiamo e ci preoccupiamo forse più noi che chi ci legge (fuori da queste stanze). Noti che, nel riassumere la lettera, il solerte redattore sulle elisioni non è intervenuto, mentre ha avuto cura di rimpiazzare le virgolette basse con virgolette alte e cambiare il nostro « —[inciso]— » in un « – [inciso] – ».
Forse. Ma è anche una battaglia giusta, e allora ci proviamo.
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Anch’io non sono ottimista.
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
È una battaglia dura che va affrontata a mano ponderata. La rete di mezzi di comunicazione italiani è da anni ormai sommersa nella fogna ristagnante delle banalità e dei sentito dire, e forse lo fa riflettendo l'infruttiferità dell'Italia odierna. È un posto da cui dubito che possa nascere un'idea di rinnovo o cambiamento. La classe che scrive e redige i giornali è assopita nel suo voler sentirsi al passo coi tempi a tal punto da ignorare completamente, in principio, qualsiasi pensiero che sia guidato da una morale antagonista alla dinamica del progresso (globalizzazione).
Penso che i giornalisti siano il canale sbagliato, non cambiano le loro opinioni e anzi, se sono in disaccordo, alla meglio copiano le idee che sono riuscite a farsi già conoscere attraverso mezzi diversi.
Perciò penso che una crescita sia possibile se avvenisse all'infuori d'essi.
A parer mio gli italiani hanno un potenziale quiescente di coscienza linguistica che non possiede la classe dei giornalisti e nemmeno quella dirigente.
Penso che i giornalisti siano il canale sbagliato, non cambiano le loro opinioni e anzi, se sono in disaccordo, alla meglio copiano le idee che sono riuscite a farsi già conoscere attraverso mezzi diversi.
A parer mio gli italiani hanno un potenziale quiescente di coscienza linguistica che non possiede la classe dei giornalisti e nemmeno quella dirigente.
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Forse è vero, ma andrei cauto nell'identificare, senza ulteriori precisazioni, «progresso», «globalizzazione» e sostegno all'anglicizzazione. Molte persone che s'interessano di cura della lingua sono animate da ideali europeisti, internazionalisti, anche apertamente globalisti: per esempio il sottoscritto, altre persone nel Consiglio dell'API, un linguista professionista nostro iscritto (un personaggio noto, non ne faccio il nome per riservatezza), un «attivista» lanciatissimo come Chiti-Batelli; senza dimenticare le aperture —a volte occasionali, a volte ripetute— di politici importanti come Draghi, Cappato… In effetti, i temi che si associano principalmente a queste posizioni politiche —l'amicizia e la collaborazione fra le nazioni, l'equità fra i popoli, il rifiuto della tirannia eccetera— in ispirito mi paiono (assai) più coerenti con la tutela delle lingue in un'ottica d'uguaglianza che con l'appoggio al dominio di uno sopra tutti (l'inglese egemonico).Asimiami ha scritto: gio, 05 mar 2026 1:07La classe che scrive e redige i giornali è assopita nel suo voler sentirsi al passo coi tempi a tal punto da ignorare completamente, in principio, qualsiasi pensiero che sia guidato da una morale antagonista alla dinamica del progresso (globalizzazione).
Ci sono poi alcune considerazioni di ordine pragmatico fatte qui; altri commenti interessanti qui e qui.
Ritengo insomma che sia meglio presentare la tutela della lingua come un tema trasversale, che può raccogliere il sostegno di molte parti politiche (…il che è, poi, la pura realtà dei fatti), compresi molti «progressisti» e «globalisti», senza contraddizioni.
- Ferdinand Bardamu
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Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
I giornalisti non sono il pubblico ideale per quest’iniziativa. Anzi, direi che è tempo perso rivolgersi agl’intellettuali in generale. A ben vedere non c’è un destinatario piú sensibile di altri all’argomento. Questo avviene per una serie di fattori: i principali sono la storia politica e culturale dell’Italia (che è ben rappresentata nella risposta del giornalista dell’Avvenire) e l’ambiente in cui siamo immersi oggi, in cui la tecnologia —che parla inglese— domina, rende piú superficiale il rapporto con la cultura, disabitua alla minima fatica.
-
Graffiacane
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Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Quello che mi colpisce di piú della risposta è l'auspicio di ridurre in stato di sudditanza nei confronti dell'inglese non solo l'italiano, ma anche l'intero curricolo scolastico: in che modo si potrebbe dare piú spazio all'inglese, se non riducendo le ore dedicate alle altre materie, alcune delle quali già esangui in termini di monte orario?
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
…Facile: potenziando il CLIL. Con l'ottima ragione che bisogna preparare gli studenti per l'università (italiana).
(Non chiamatemi profeta se fra due o tre anni sentiremo 'ste boiate sulla bocca dei politici
).
(Non chiamatemi profeta se fra due o tre anni sentiremo 'ste boiate sulla bocca dei politici
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
Mi pare una iniziativa meritoria quella di mantenere viva l'attenzione sul problema linguistico, ma ribadisco che bisognerebbe marcare in maniera più decisa le ragioni del perché l'uso smodato di anglicismi, ed altri forestierismi, è parte di un più ampio problema che riguarda le capacità e proprietà linguistiche della popolazione, quindi le capacità di descrivere, definire ed infine argomentare della gente comune.
Una di queste ragioni peraltro è che, in questo preciso momento storico, l'inglese non è una lingua sana. L'idea che l'inglese sia una lingua sana, mentre l'italiano no, è uno degli argomenti promossi dai fautori del meticciato linguistico. Peccato che le stesse capacità linguistiche dei nativi siano in declino da anni¹ e che lo stato della letteratura anglosassone sia oggetto di critiche severe, che includono l'uso del linguaggio². Un po' di tempo fa mi capitò di vedere un programma televisivo, in cui il conduttore indiano faceva notare al suo ospite inglese come si potesse ormai ascoltare un inglese migliore in India, negli ambienti giusti, che in Inghilterra. Non si trattava sciovinismo, ma della presa di coscienza che lo studio attento ed approfondito della lingua, del lessico e delle forme è oggigiorno trascurato nei programmi scolastici di molti paesi. A ciò va aggiunto il fatto che le competenze di lingue classiche e straniere sono ugualmente in declino, specialmente tra i giovani, tanto che in Gran Bretagna la situazione viene definita catastrofica. Education First pubblica annualmente una relazione sullo stato della conoscenza della lingua inglese nel mondo: questa competenza tra i giovani è costantemente calata³ nell'ultimo decennio, pure nell'americanofila Italia⁴ che è il paese europeo, tra quelli analizzati, dove si parla l'inglese peggiore.
Lo stato dell'inglese comune, oggi, è quello di un gergo sgrammaticato ed un gergo sgrammaticato non è una lingua sana.
Una di queste ragioni peraltro è che, in questo preciso momento storico, l'inglese non è una lingua sana. L'idea che l'inglese sia una lingua sana, mentre l'italiano no, è uno degli argomenti promossi dai fautori del meticciato linguistico. Peccato che le stesse capacità linguistiche dei nativi siano in declino da anni¹ e che lo stato della letteratura anglosassone sia oggetto di critiche severe, che includono l'uso del linguaggio². Un po' di tempo fa mi capitò di vedere un programma televisivo, in cui il conduttore indiano faceva notare al suo ospite inglese come si potesse ormai ascoltare un inglese migliore in India, negli ambienti giusti, che in Inghilterra. Non si trattava sciovinismo, ma della presa di coscienza che lo studio attento ed approfondito della lingua, del lessico e delle forme è oggigiorno trascurato nei programmi scolastici di molti paesi. A ciò va aggiunto il fatto che le competenze di lingue classiche e straniere sono ugualmente in declino, specialmente tra i giovani, tanto che in Gran Bretagna la situazione viene definita catastrofica. Education First pubblica annualmente una relazione sullo stato della conoscenza della lingua inglese nel mondo: questa competenza tra i giovani è costantemente calata³ nell'ultimo decennio, pure nell'americanofila Italia⁴ che è il paese europeo, tra quelli analizzati, dove si parla l'inglese peggiore.
Lo stato dell'inglese comune, oggi, è quello di un gergo sgrammaticato ed un gergo sgrammaticato non è una lingua sana.
Re: «Gli anglicismi ai Giochi e il nazionalismo linguistico», su «Avvenire»
La ringrazio.brg ha scritto: sab, 07 mar 2026 13:22 Mi pare una iniziativa meritoria quella di mantenere viva l'attenzione sul problema linguistico […]
Le cose da fare e da dire come associazione sono moltissime, e facciamo fatica a tenere il passo… Se vuole scrivere un articolo per l'API, firmato, con le sue considerazioni, potremmo pubblicarglielo*.brg ha scritto: sab, 07 mar 2026 13:22 […] ma ribadisco che bisognerebbe marcare in maniera più decisa le ragioni del perché l'uso smodato di anglicismi, ed altri forestierismi, è parte di un più ampio problema che riguarda le capacità e proprietà linguistiche della popolazione, quindi le capacità di descrivere, definire ed infine argomentare della gente comune.
Nella lettera ci riferivamo solo al fatto che, mentre l’italiano pare divenuto incapace di usare le proprie risorse per indicare i concetti del mondo, l’inglese non ha questa «patologia», e quindi in questo senso è sicuramente una lingua [molto più] sana. Non intendevamo fare affermazioni di carattere più ampio, anche se forse abbiamo dato quest’impressione; ma la lettera era volutamente sintetica, rivolgendosi a persone che —come sappiamo— non hanno pressoché nessuna competenza di linguistica, e probabilmente non leggerebbero un testo più lungo e tecnico. Grazie comunque per la precisazione.brg ha scritto: sab, 07 mar 2026 13:22 Una di queste ragioni peraltro è che, in questo preciso momento storico, l'inglese non è una lingua sana. […]
Lo stato dell'inglese comune, oggi, è quello di un gergo sgrammaticato ed un gergo sgrammaticato non è una lingua sana.
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*Ci vorrà naturalmente l'approvazione del Consiglio tutto, non solo la mia, ma usiamo gli articoli firmati per offrire spazio al dibattito e alle idee personali, implicando che non rappresentano necessariamente tutta l'associazione.
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Re: [FT] «Implicare» ≉ «Imply»
Fuori tema
Inglesismo! Italianamente, a significare che non rappresentano…G. M. ha scritto: sab, 07 mar 2026 13:56 …implicando che non rappresentano necessariamente tutta l'associazione.
Re: [FT] «Implicare» ≉ «Imply»
Fuori tema
Temo d'averlo sbagliato molte volte, seguendo implicito.
Grazie per la correzione.
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