La *«stenogefirofobia»?

Spazio di discussione su questioni di lessico e semantica

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
Avatara utente
Millermann
Interventi: 1876
Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
Località: Riviera dei Cedri

La *«stenogefirofobia»?

Intervento di Millermann »

A quanto pare, non siamo gli unici «onomaturghi» in vena di coniare nuovi termini. :lol:

Un certo professor Simone Veronese ne ha appena creato uno per indicare, a suo dire, la «paura irrazionale del ponte sullo stretto, ovvero quella forma di opposizione ideologica che negli anni si è sviluppata attorno al progetto del Ponte sullo Stretto».

Tale nuova parola sarebbe, appunto, *stenogefirofobia, e deriverebbe dall'unione delle parole greche στενός ‹stretto› e γέφυρα ‹ponte›, col solito suffisso -fobia. Veronese ha ritenuto opportuno proporre il nuovo termine all’Accademia della Crusca e all’istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, inviando la sua proposta alle due istituzioni.

Ho però l'impressione che la neoformazione significherebbe, in realtà, «paura del ponte stretto», essendo στενός un aggettivo, e non un sostantivo. Sbaglio? O in casi come questo si privilegia la (seppur limitata) comprensibilità? :?

Penso invece che, piú correttamente, lo stretto di Messina dovrebbe essere indicato tramite il sostantivo πορθμός che, magari «smussato» un po' per adattarlo meglio alla nostra lingua, potrebbe dare un impegnativo (nonché ancor piú indecifrabile) *por(t)mogefirofobia –o forse meglio, invertendo l'ordine, *gefiropor(t)mofobia?

Chissà che cosa ne penseranno le nostre istituzioni linguistiche! Mi piacerebbe conoscere un vostro giudizio (linguistico-compositivo, o anche altro) in proposito. :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 5730
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 10:40
Info contatto:

Re: La *«stenogefirofobia»?

Intervento di Infarinato »

Millermann ha scritto: lun, 09 mar 2026 14:10 Ho però l'impressione che la neoformazione significherebbe, in realtà, «paura del ponte stretto», essendo στενός un aggettivo, e non un sostantivo. Sbaglio?
Ni. Il neutro sostantivato (singolare o plurale) di στενός significa appunto «stretto, strettoia» (di terra o di mare). ;)
Avatara utente
Millermann
Interventi: 1876
Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
Località: Riviera dei Cedri

Re: La *«stenogefirofobia»?

Intervento di Millermann »

Grazie, Infarinato, gentilissimo come sempre!
Avevo qualche sospetto al riguardo, ma avevo fatto una ricerca troppo teorica; adesso ho verificato l'uso reale, e appurato che, almeno in greco moderno, lo Stretto di Messina (inteso come toponimo) è chiamato, effettivamente, Στενό της Μεσσήνης, mentre l'oggetto geografico è descritto, usando un nome comune, come «ο πορθμός της Μεσσήνης».

A questo punto, però, avrei ancora un paio di domande; la prima è: se volessimo realmente distinguere la «paura del Ponte sullo Stretto» da una –ben piú realistica, per chi si trovasse a [dover] passare di qui ;)– «paura del ponte stretto», ci sarebbe modo di farlo, o stenogefirofobia sarebbe l'unica possibilità, valida in entrambi i casi? :?

Da ciò nasce l'altro dubbio, piú tecnico, cui avevo già accennato nella parte finale del mio intervento precedente: qual è l'ordine corretto da usare in un composto neoclassico che comprenda piú elementi, in particolare piú d'un sostantivo (o equivalente)? Si segue l'ordine, per cosí dire, all'inglese, cioè con l'elemento piú importante (ponte, in questo caso) al secondo posto –che poi, se non sbaglio, è quello proprio anche del greco?
O ci si basa essenzialmente sul fatto che alcuni prefissoidi (come steno-) vanno sempre al primo posto, tanto che il Treccani parla espressamente di «primo elemento di parole composte»?

E se, per caso, il composto comprendesse elementi latini o greco-latini, sempre in numero maggiore di due, in che ordine si dovrebbero porre? (So bene che un simile miscuglio sarebbe da evitare: m'interessa da un punto di vista teorico).

La ringrazio ancora per la sua attenzione, e vorrei scusarmi se alle volte mi vengono dei dubbi su cose che dovrebbero essere ovvie, o faccio delle congetture un tantino strampalate! :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 5730
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 10:40
Info contatto:

Re: La *«stenogefirofobia»?

Intervento di Infarinato »

Millermann ha scritto: mer, 11 mar 2026 19:30 A questo punto, però, avrei ancora un paio di domande; la prima è: se volessimo realmente distinguere la «paura del Ponte sullo Stretto» da una –ben piú realistica, per chi si trovasse a [dover] passare di qui ;)– «paura del ponte stretto», ci sarebbe modo di farlo, o stenogefirofobia sarebbe l'unica possibilità, valida in entrambi i casi? :?
E anche —perché no?— per l’«insignificante paura del ponte». :P

Il protoindoeuropeo doveva essere una lingua (tendenzialmente) di tipo SOV, e tali erano (sempre tendenzialmente) le lingue figlie come il sanscrito, il latino e il greco antico (in ordine decrescente di aderenza al modello), e tali dovevano essere anche il protogermanico etc.

Ora, all’ordine SOV si accompagna generalmente l’ordine determinante-determinato nei sintagmi nominali e (di conseguenza) nelle parole composte. Ma il latino passa gradualmente (nel parlato e poi nella sua fase tarda) al tipo SVO, che è la norma nelle lingue romanze, e cosí anche all’ordine determinato-(preposizione-)determinante, proprio delle lingue tendenzialmente analitiche, appunto.

Le lingue germaniche moderne (anche quelle piú analitiche come l’inglese) pervengono anch’esse al tipo SVO (perlomeno come ordine non marcato nelle frasi principali), ma mantengono l’originario ordine determinante-determinato nei sintagmi nominali (non preposizionali, evidentemente) e nelle parole composte. Ciò è in linea col fatto che l’ordine determinante-determinato (o determinato-determinante) è piú categorico di quello SOV (o SVO), specialmente nelle parole composte. Quindi, sí, l’ordine nei composti (neo)classici è sempre «determinanten-…-determinante2-determinante1-determinato», che, però, in linea teorica, può equivalere sia a «(determinanten-…-determinante2)-determinante1-determinato» sia a «determinanten-(…-determinante2-determinante1)-determinato» sia a… :)

Tornando a bomba, si potrebbe pensare di usare per «stretto» un prefissoide (esclusivamente) nominale, come da Lei suggerito, il che però non risolve davvero il problema in quanto —in composizione— potrebbe teoricamente assumere valore aggettivale… :roll:
Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Nessuno e 2 ospiti