Un certo professor Simone Veronese ne ha appena creato uno per indicare, a suo dire, la «paura irrazionale del ponte sullo stretto, ovvero quella forma di opposizione ideologica che negli anni si è sviluppata attorno al progetto del Ponte sullo Stretto».
Tale nuova parola sarebbe, appunto, *stenogefirofobia, e deriverebbe dall'unione delle parole greche στενός ‹stretto› e γέφυρα ‹ponte›, col solito suffisso -fobia. Veronese ha ritenuto opportuno proporre il nuovo termine all’Accademia della Crusca e all’istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, inviando la sua proposta alle due istituzioni.
Ho però l'impressione che la neoformazione significherebbe, in realtà, «paura del ponte stretto», essendo στενός un aggettivo, e non un sostantivo. Sbaglio? O in casi come questo si privilegia la (seppur limitata) comprensibilità?
Penso invece che, piú correttamente, lo stretto di Messina dovrebbe essere indicato tramite il sostantivo πορθμός che, magari «smussato» un po' per adattarlo meglio alla nostra lingua, potrebbe dare un impegnativo (nonché ancor piú indecifrabile) *por(t)mogefirofobia –o forse meglio, invertendo l'ordine, *gefiropor(t)mofobia?
Chissà che cosa ne penseranno le nostre istituzioni linguistiche! Mi piacerebbe conoscere un vostro giudizio (linguistico-compositivo, o anche altro) in proposito.