Il termine è strutturalmente facile da adattare, ma come fare? Golèmme (come harem [meglio accentato, però, sull'e] > arèmme)? Golèma, con accostamento anetimologico ai grecismi in -ema? Ci sono molte possibilità, e questo rende difficile la scelta. La cosa migliore sarebbe un adattamento già usato in qualche opera autorevole, ma con una rapida ricerca in rete non ho trovato nulla. L'unico adattamento che ho trovato è nelle Tribolazioni del filosofare, testo poetico recente (2014), finto-antico, sul modello di Dante: «O anche il gòlemo da quella creta / che lo compone e che noi pria vedersi». Suggerimenti, idee?gòlem (o Gòlem) s. m. [dall’ebr. gōlem, propr. «embrione»]. – Figura mitica con sembianze umane, tipica della tradizione cabalistica ebraica, che si vuole creata da un ammasso d’argilla per opera del rabbino praghese Löw sul finire del sec. 16°, ritenuta capace di difendere il popolo ebreo dai suoi persecutori, e che può essere evocata recitando una combinazione di lettere alfabetiche; tale essere leggendario, variamente ripreso dalla letteratura posteriore (spec. romantica), è passato a rappresentare la forza ambigua della macchina che può manifestare facoltà ritenute proprie dell’uomo e sfuggire al controllo umano con risultati catastrofici.
Nell'Ortografia spagnola ufficiale (2010; § 4.2.4.4, p. 473) è adattato come gólem; similmente gólem in catalano.