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Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: dom, 11 gen 2026 2:26
di पाणिनि
Mi dispiace che dopo 19 anni nessuno abbia confermato o smentito quello che ha detto l'utente Incarcato, ma non voglio farlo io perché non sono la persona adatta (ho ancora molto da imparare).
Infatti, avevo delle domande da fare in merito al dittongamento toscano/spontaneo, e spero di porle nel filone adatto. Sarò breve:
1) La parola
leggero in Dante è scritta
leggiero: il suono [j] del dittongamento non si pronuncia più per via delle considerazioni
qui esposte, giusto? Inoltre,
leggero <
leggiero è un provenzalismo?
2) Come mai nella parola
sodo (aggettivo) non c'è stato il dittongamento?
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: lun, 12 gen 2026 12:01
di Infarinato
पाणिनि ha scritto: dom, 11 gen 2026 2:26
Mi dispiace che dopo 19 anni nessuno abbia confermato o smentito quello che ha detto l'utente Incarcato, ma non voglio farlo io perché non sono la persona adatta (ho ancora molto da imparare).
Fino a prova contraria,
rosa —in fiorentino/toscano/italiano— è una voce dotta: si veda quanto affermano
Castellani e
DEI (il
DELI sostiene [si badi:
implicitamente!] il contrario —e su questo si basano probabilmente molti dizionari moderni— ma non lo giustifica in alcun modo).
Per quanto riportato, appunto, dal
DEI, la cosa non ci deve stupire piú di tanto. E parola dotta è, per esempio, anche in francese (l’esito popolare sarebbe stato *
reuse [invece di
rose]) e in ispagnolo (dove l’esito popolare sarebbe stato, invece, *
ruesa [anziché
rosa]).
पाणिनि ha scritto: dom, 11 gen 2026 2:26
1) La parola
leggero in Dante è scritta
leggiero: il suono [j] del dittongamento non si pronuncia più per via delle considerazioni
qui esposte, giusto?
Sí.
पाणिनि ha scritto: dom, 11 gen 2026 2:26
Inoltre,
leggero <
leggiero è un provenzalismo?
Sí, deriva in ultima analisi dal francese antico
legier.
पाणिनि ha scritto: dom, 11 gen 2026 2:26
2) Come mai nella parola
sodo (aggettivo) non c'è stato il dittongamento?
Per lo stesso motivo per cui non c’è stato in…
oro.

Il «dittongamento toscano» di [ɛ, ɔ] in sillaba aperta si può collocare (una volta tanto, con estrema precisione) tra la fine del VI sec. e la metà del VII. Ma il monottongamento di [ɐʊ] in [ɔ] si ha solo a partire dalla fine del VII sec.,
ergo una parola come
sodo (< lat. mediev.
saudu[
m] < prob. —per velarizzazione di [l]— *
sāldus < prob.
valĭdus +
solĭdus) non poteva [piú] essere soggetta a dittongamento.
P.S. Se è vero che
saudus deriva da *
sāldus per velarizzazione di [l], può anche darsi che, all’epoca del dittongamento toscano, la prima sillaba si trovasse in una fase di transizione, in cui era ancora
chiusa, e pertanto
ancor meno soggetta al dittongamento.
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: dom, 18 gen 2026 23:58
di पाणिनि
La ringrazio per il Suo intervento, esaustivo come sempre.

Inoltre, Lei ha posto fine a una questione rimasta in sospeso da 19 anni, che interessava sinceramente anche a me.
Fuori tema
Infarinato ha scritto: lun, 12 gen 2026 12:01
Sí, deriva in ultima analisi dal francese antico
legier.
Ho capito. Tuttavia, mi chiedo: è giusto chiamare le parole che derivano dal francese antico "provenzalismi"? Ho sempre pensato che un provenzalismo fosse una parola che derivasse dal provenzale [antico]. Vi è anche il termine "gallicismo", che
credo sia un termine utilizzato per indicare una parola che deriva
o dal francese antico
o dal provenzale [antico].
Infarinato ha scritto: lun, 12 gen 2026 12:01
Per lo stesso motivo per cui non c’è stato in…
oro.

Il «dittongamento toscano» di [ɛ, ɔ] in sillaba aperta si può collocare (una volta tanto, con estrema precisione) tra la fine del VI sec. e la metà del VII. Ma il monottongamento di [ɐʊ] in [ɔ] si ha solo a partire dalla fine del VII sec.,
ergo una parola come
sodo (< lat. mediev.
saudu[
m] < prob. —per velarizzazione di [l]— *
sāldus < prob.
valĭdus +
solĭdus) non poteva [piú] essere soggetta a dittongamento.
Lo so che l'argomento è "fuori fòro", ma è troppo interessante per me.
Quindi la
a breve latina era realizzata [ɐ]? Io avevo consultato il
Manuale di pronuncia italiana di L. Canepari e ricordo che lui utilizzava proprio quel suono nella trascrizione fonetica delle parole latine. Magari ricordo male, ma non credo: ero rimasto stupito, perché mi sarei aspettato un suono [a] visto l'esito della
a breve latina in italiano e in altre lingue romanze.
Oppure, siccome Lei stava parlando di un dittongo, in questo caso la realizzazione del primo elemento, scritto ‹a›, era [ɐ]?
Le sarei eternamente grato se mi rispondesse.
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: lun, 02 feb 2026 12:42
di पाणिनि
Questa volta ho una domanda consona all'argomento del filone.
A proposito del dittongamento prima di /r/ P. Larson, nel suo capitolo sulla fonologia dell'italiano antico, afferma:
"Per /jɛ/ preceduto da /r/ si potrebbe supporre una resa quanto meno semivocalizzata [i̯ɛ], data la relativa difficoltà di pronunciare stringhe come [ˈprjɛːga] o [tʃiˈrjɛːʒa]. Nel fior. contemporaneo, tuttavia, non si nota nessuna tendenza a dar carattere vocalico alla i di questi gruppi: destriero, levriero, negriero, ecc. sono pronunciate sempre con [jɛ] e non [i̯ɛ]."
Mi chiedevo: ma lo stesso identico principio vale anche per /wɔ/ prima di /r/? Quindi truovo /ˈtrwɔvo/ era realizzato [ˈtru̯ɔːvo]?
Inoltre, qual è il motivo fonetico per cui è difficile – ma non impossibile – realizzare [j] dopo [r], ed eventualmente anche [w] dopo [r]?
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: ven, 27 feb 2026 14:09
di पाणिनि
Ho un'altra domanda, simile alla mia precedente.
La tendenza alla rimozione dell'elemento /w/ nel dittongo spontaneo /wɔ/ dopo consonante palatale /j, ʃ, ʒ, t͡ʃ, d͡ʒ, ɲ, ʎ/ può essere dovuta a una certa difficoltà o scomodità nel pronunciare appunto tale nesso di suoni, cioè "C palatale + /w/"?
L'unica parola (che mi viene in mente) che ha resistito a questa tendenza è aiuola /aj'wɔla/, da aiola credo. (Non sono sicuro di averla scritta correttamente in trascrizione fonematica.)
Inoltre, esisteva - o esiste tuttora - una parola con il dittongo spontaneo /wɔ/ dopo /ʃ/?
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: ven, 27 feb 2026 14:49
di G. M.
पाणिनि ha scritto: ven, 27 feb 2026 14:09
[
A]
iuola /aj'wɔla/ […]. (Non sono sicuro di averla scritta correttamente in trascrizione fonematica.)
Veda
qui.
पाणिनि ha scritto: ven, 27 feb 2026 14:09
Inoltre, esisteva - o esiste tuttora - una parola con il dittongo spontaneo /wɔ/ dopo /ʃ/?
Usciuolo,
strisciuola,
pesciuolo,
bisciuola…
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: ven, 27 feb 2026 15:00
di Infarinato
पाणिनि ha scritto: lun, 02 feb 2026 12:42
Mi chiedevo: ma lo stesso identico principio vale anche per /wɔ/ prima di /r/? Quindi
truovo /ˈtrwɔvo/ era realizzato
[ˈtru̯ɔːvo] [truˈɔːvo]?
La questione è in buona parte
indecidibile…
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: dom, 01 mar 2026 20:47
di पाणिनि
@G. M. Grazie mille per le parole che cercavo!

Debbo ammettere di non averne mai sentita una in vita mia.
Per quanto riguarda la parola
aiuola: conoscevo già il filone da Lei indicatomi; l'ho ricontrollato e non ho visto alcuna trascrizione fonematica, cioè tra //, e anche dopo averlo riletto credo di non avere commesso errori nella mia trascrizione.
@Infarinato Grazie mille per il collegamento a un filone molto interessante e molto importante.
Re: Ancora sul dittongamento
Inviato: dom, 01 mar 2026 21:25
di G. M.
पाणिनि ha scritto: dom, 01 mar 2026 20:47
@G. M. Per quanto riguarda la parola
aiuola: conoscevo già il filone da Lei indicatomi; l'ho ricontrollato e non ho visto alcuna trascrizione fonematica, cioè tra //, e anche dopo averlo riletto credo di non avere commesso errori nella mia trascrizione.
Le trascrizioni del
DiPI lì citate («↕aˈjwɔle, aˈjɔ-, ↓aiˈwɔ-») sono fonematiche. Nel
DiPI Canepari non iscrive esplicitamente le barre, sono date per iscontate.
Esplicitando: in italiano,
per «quasi tutt’i fonetisti», [i̯] appartiene a /i/, quindi, volendo porre il confine di sillaba tra
i e
u, sarebbe stato più giusto scrivere «-i'w-» (come fa Canepari), non «-j'w-».
Veda anche
qui.
पाणिनि ha scritto: dom, 01 mar 2026 20:47
Grazie mille per le parole che cercavo!

Debbo ammettere di non averne mai sentita una in vita mia.
Neanch'io; le ho trovate usando
avveniristici strumenti.
