«Vibe coding», «vibe coder»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
Sbarbacipolla
Interventi: 10
Iscritto in data: lun, 06 set 2021 11:06
Località: Firenze

«Vibe coding», «vibe coder»

Intervento di Sbarbacipolla »

Gentili cruscanti,
ormai da un annetto circa, con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa applicata alla programmazione, circolano in rete i termini «vibe coding», «vibe coder», ecc. Il vibe coding rappresenta una tecnica non scientifica di scrittura di parti di un programma informatico, o programmi interi, tramite interrogazioni ripetute a un grande modello linguistico generativo.

Alcune definizioni:
  • Merriam‑Webster: «Vibe coding (also written as vibecoding) is a recently‑coined term for the practice of writing code, making web pages, or creating apps, by just telling an AI program what you want, and letting it create the product for you»
  • Wikipedia inglese: «Vibe coding describes a chatbot-based approach to creating software where the developer describes a project or task to a large language model (LLM), which generates source code based on the prompt.»
  • Wikipedia in italiano (che chiaramente non tenta neanche di tradurre il termine): «Il vibe coding è una tecnica di programmazione supportata dall'intelligenza artificiale in cui poche frasi formulate per descrivere un problema vengono usate come prompt per un agente conversazionale basato su un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) ottimizzato per la codifica.»
  • Vocabolario Treccani in linea (neologismi 2025): «vibe coding loc. s.le m. La programmazione e generazione di codice informatico attraverso un modello di intelligenza artificiale, a partire da istruzioni (prompt) fornite in linguaggio naturale, affidandosi alle proprie sensazioni e intuizioni.»
Si potrebbe tradurre naturalmente con «programmazione a sentimento», «programmazione ignorante», «programmazione per interrogazione». Inoltre, si potrebbe adattare, con una facile crasi, con «vibrammazione» (da vibra, traducente di vibe, e programmazione), e chi la impiega sarebbe un «vibrammatore». L’immediatezza del termine viene anche dalla forte somiglianza con «programmatore», avendo pure una lettera in meno.
A quest’ultimo traducente pensai poche settimane dopo averlo incontrato, agl’inizi del 2025. Mi son pentito di non averlo condiviso subito in una piazza pubblica come questa, dove avrebbe avuto possibilità di diventare di dominio pubblico molto velocemente. Come spesso succede, i giornalisti non specialisti o ignoranti copiano acriticamente i termini inglesi senza tradurli, e quando poi qualcuno crea una pagina su Wikipedia in itanglese il termine si fossilizza, e si forma una barriera insormontabile a ogni sua modifica o adattamento. Si vedano p.es. gli articoli [1], [2] e [3].

Per l’ultimo motivo, come appunto finale voglio ricordare a tutti i lettori di questo intervento di essere creativi, di non accettare nulla acriticamente, e di condividere ong’idea di valore con la rete intera, cosicché la conoscenza abbia possibilità di espandersi in modo capillare e veloce. :wink:
Avatara utente
Millermann
Interventi: 1844
Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
Località: Riviera dei Cedri

Re: «Vibe coding», «vibe coder»

Intervento di Millermann »

A parte il fatto che, da (ex) appassionato di programmazione, mi verrebbe da pensare che quest'approccio, in fondo, non sia altro che un ulteriore, logico passo nell'evoluzione della programmazione: dalla prima generazione dei linguaggi macchina proprietari, a quella dei linguaggi «assemblatori» (2G), per giungere ai linguaggi di alto livello (3G) usati fino a ieri, e ai linguaggi dichiarativi (4G) e oltre. Ciascun passo facilitava e velocizzava il lavoro umano, automatizzandolo e trasferendo la maggior parte del carico alla macchina. E ora, si può addirittura chiedere alla macchina di scrivere anche il codice sorgente, limitandosi a fornire delle «istruzioni» che non richiedono nessun tipo di formattazione né di conoscenze tecniche. Niente di cui meravigliarsi, secondo me. ;)

Per il traducente, beh, mi piace la sua idea di partire dal termine inglese, ma *vibrammazione è una parola macedonia «all'inglese», non all'italiana. Perché sia ben formata, la seconda parola dovrebbe essere presente per intero nel neologismo: *vibroprogrammazione, quindi, anche se immagino che a qualcuno non piacerà essere definito *vibroprogrammatore, che potrebbe –al limite– richiamare qualche altro tipo di vibro-qualcosa:roll:

Ma si potrebbe fare anche un ragionamento completamente diverso. Programmazione assistita dall'IA? Programmazione Artificiale (PA)? Magari mi sbaglio, perché non sono abbastanza addentro a queste nuove tecnologie. :P
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Amazon [Bot] e 2 ospiti