Punteggiatura e virgolette

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Carnby
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Punteggiatura e virgolette

Intervento di Carnby » lun, 16 mar 2009 21:56

Ci sono varie posizioni sulla questione dell'uso della punteggiatura nel discorso diretto introdotto da virgolette. Alcuni sostengono che i segni d'interpunzione vadano all'interno delle virgolette se fanno parte di un discorso diretto citato e all'esterno se non ne fanno parte. Altri sostengono che i segni vadano sempre ripetuti tranne il caso del punto fermo.
Elenco i possibili casi dubbi:

«Andiamo domenica?»
«Andiamo domenica?».

«Andiamo domenica!»
«Andiamo domenica!».

«Andiamo domenica...»
«Andiamo domenica...».

«Andiamo domenica.»
«Andiamo domenica».
«Andiamo domenica.».

Nei primi tre casi preferisco la forma con il punto interrogativo o esclamativo prima delle virgolette senza ripetere il punto. Nel quarto caso preferisco la seconda forma, con un solo punto fuori dalle virgolette. Ma si tratta solo di un'impressione estetica.

Gianluca
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Intervento di Gianluca » lun, 16 mar 2009 22:31

Caro Carnby,
se fa una ricerca (in questo fòro), troverà alcuni interventi sull'uso della punteggiatura con le virgolette. :wink:
Riassumendo, e mi correggano i ‘cruscanti’ se sbaglio: la punteggiatura va messa prima della chiusura delle virgolette se essa appartiene alla frase riportata dentro le virgolette stesse. Per esempio: Viene da chiedersi: «È davvero cosí?». Il punto finale della frase, però, resta fuori. Tuttavia, se la frase ‘virgolettata’ costituisce l'intero periodo, si mette il punto finale dentro le virgolette e si può evitare un altro punto finale. Per esempio: «Absit iniuria verbis.» E con questo uscí di scena.
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » lun, 16 mar 2009 23:13

Gianluca ha scritto:Riassumendo e mi correggano i ‘cruscanti’ se sbaglio...
Credo che non ci sia nulla da correggere, caro Gianluca: ha fatto un ottimo riassunto della questione. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Gianluca
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Intervento di Gianluca » lun, 16 mar 2009 23:22

Marco1971 ha scritto:
Gianluca ha scritto:Riassumendo e mi correggano i ‘cruscanti’ se sbaglio...
Credo che non ci sia nulla da correggere, caro Gianluca: ha fatto un ottimo riassunto della questione. :)
Mi fa davvero piacere! La ringrazio molto. :D

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Carnby
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Intervento di Carnby » gio, 16 apr 2009 22:01

In un caso come questo, meglio la chiusura (e riapertura) delle virgolette oppure la lineetta?

«Sono contento di essere qui – ha detto il Presidente della Repubblica – per l'importanza di quest'iniziativa»

«Sono contento di essere qui» ha detto il Presidente della Repubblica «per l'importanza di quest'iniziativa»

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » gio, 16 apr 2009 22:19

Meglio la chiusura e riapertura delle virgolette, perché ha detto il Presidente della Repubblica non appartiene alla citazione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

CarloB
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Intervento di CarloB » sab, 18 apr 2009 12:11

Immagino non guasti inserire anche le due virgole:

«Sono contento di essere qui», ha detto il Presidente della Repubblica, «per l'importanza di quest'iniziativa».

O se ne può fare a meno?

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Intervento di Marco1971 » sab, 18 apr 2009 17:47

Non c’è, in proposito, una norma universale, e l’uso può variare da una casa editrice all’altra (l’importante è la coerenza). Osserva Bice Mortara Garavelli nel suo Prontuario di punteggiatura (Roma-Bari, Laterza, 2003, p. 33, sott. mia):

Quando il discorso diretto è seguito o interrotto da didascalie, si possono trovare due o tre segni paragrafematici in successione: in (40) la virgola e la lineetta di chiusura della prima battuta; in (44) il punto fermo dopo il penultimo inserto di discorso diretto; in (45) la virgola dopo le virgolette che all’interno hanno il punto interrogativo.

Direi allora che l’uso delle virgole, nel caso in oggetto, non è obbligatorio ma opzionale.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Carnby » mar, 05 mag 2009 12:52

E per quanto riguarda l'uso degli esponenti per le note a piè di pagina?

«Contacc¹!», esclamò in piemontese stretto.
«Contacc!¹», esclamò in piemontese stretto.
«Contacc!»¹, esclamò in piemontese stretto.
«Contacc!»,¹ esclamò in piemontese stretto.

-----
¹Contacc, «perbacco» in piemontese.

Gianluca
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Intervento di Gianluca » mar, 05 mag 2009 14:40

Normalmente, il rimando di nota precede il segno d'interpunzione, ma segue le parentesi e le virgolette.
Personalmente, quindi, propenderei per la terza opzione.

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Intervento di Marco1971 » mar, 05 mag 2009 15:34

Umberto Eco, nel suo Come si fa una tesi di laurea (Milano, Bompiani, 1995, p. 221-222) dice questo:

L’esponente di nota va dopo il segno di interpunzione. Scriveremo quindi:

La rassegna piú soddisfacente sull’argomento, dopo quella del Vulpus,¹ è quella del Krahehenbuel.² Quest’ultimo non soddisfa tutte le esigenze che il Papper chiama di “limpidità”,³ ma è definito dal...
[Mi fermo qui perché non trovo il 4 esponente nei caratteri speciali... :?]

Sceglierei allora l’ultima opzione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Carnby » mar, 05 mag 2009 19:43

Grazie a tutti!

Gianluca
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Intervento di Gianluca » mar, 05 mag 2009 21:15

Marco1971 ha scritto:Umberto Eco, nel suo Come si fa una tesi di laurea (Milano, Bompiani, 1995, p. 221-222) dice questo:

L’esponente di nota va dopo il segno di interpunzione.
Se non avessi proceduto alla formattazione del mio portatile, anch’io avrei potuto consultare questo testo… :(

Cionnonostante, parecchi sono i documenti che invitano alla terza opzione (…chiaramente non avrei risposto in quel modo a Carnby, se non avessi avuto la minima idea…): questo (sotto il titolo «Chiamata di nota», pp. 4-5); questo (sotto il titolo «Note a piè di pagina», p. 4); questo (sotto il titolo «Note a piè di pagina», pp. 3-4); questo (sotto il titolo «CITAZIONI E NOTE A PIÈ DI PAGINA», pp. 6-7); questo (sotto il titolo «LE CITAZIONI», p. 8); questo (sotto il titolo «[1.7.] Note» [...riporto testualmente, anche se sarebbe scorretto il corsivo dentro le virgolette...).

Per contro, invitano all'ultima opzione: questo (sotto il titolo «[1.] COME SI FA UNA NOTA?», p. 2); questo (sotto il titolo «LE NOTE», p. 2 [...anche qui riporto testualmente, sebbene non sia tipograficamente corretto sottolineare una parola in grassetto...]); questo (sotto il titolo «Note»).

La mia risposta, dunque, potrebbe essere accettata?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mar, 05 mag 2009 21:29

Come in molti dettagli della punteggiatura, non ci sono sempre norme rigide e universali. Quando feci la mia tesi di laurea, ci fu consigliato il testo di Eco e a quello m’attenni. Poi ci sono altri usi. Basta essere coerenti. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Gianluca
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Intervento di Gianluca » mar, 05 mag 2009 21:48

Ho capito. La ringrazio molto! Gentilissimo. :)

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