Poesia napoletana
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Poesia napoletana
Buona giornata a tutti. Debbo dire che non sono del tutto sicuro tale questione sia da aprire in questa sezione ma, nell'incertezza, opto per la suddetta.
Poiché non trovo alcun riscontro sul web, vorrei che qualcuno mi desse una delucidazione sullo schema metrico della poesia dialettale. E' esso inesistente o semplicemente inapplicabile ai canoni di quello italiano?
Ad esempio, se io scrivessi un verso del genere:
Pe'mme l'ammor'è bell' ("Per me l'amore è bello" per i non dialettofoni)
Tenendo conto di alcuni fenomeni onnipresenti della lingua napoletana (come le elisioni e i troncamenti) un tal verso sarebbe ugualmente da considerare un settenario? (pe/mmè/l'a/mmò/re^è/ bbè/llo).
I problemi cui vado incontro, dunque, sono due:
1) Le elisioni e i troncamenti (dovute alla pronuncia) valgono ugualmente nel conteggio delle sillabe? Ad esempio: P'cché (scritto anche "Pecché" ma pronunciato esclusivamente "p'cché", uocchie (pronunciato uokkj), aggio (pronunciato agg', col fonema della g tenue) ecc.. vengono contati come bisillabi? L'interruzione vocale (ad esempio il p'cché) è sinonimo di scansione sillabica?
2) Lo schema metrico tipicamente italiano del settenario, o anche dell'endecasillabo, è applicabile (tenendo conto di tutti i fenomeni fonetici) alla lingua napoletana (o a qualsiasi altro dialetto)?
Poiché non trovo alcun riscontro sul web, vorrei che qualcuno mi desse una delucidazione sullo schema metrico della poesia dialettale. E' esso inesistente o semplicemente inapplicabile ai canoni di quello italiano?
Ad esempio, se io scrivessi un verso del genere:
Pe'mme l'ammor'è bell' ("Per me l'amore è bello" per i non dialettofoni)
Tenendo conto di alcuni fenomeni onnipresenti della lingua napoletana (come le elisioni e i troncamenti) un tal verso sarebbe ugualmente da considerare un settenario? (pe/mmè/l'a/mmò/re^è/ bbè/llo).
I problemi cui vado incontro, dunque, sono due:
1) Le elisioni e i troncamenti (dovute alla pronuncia) valgono ugualmente nel conteggio delle sillabe? Ad esempio: P'cché (scritto anche "Pecché" ma pronunciato esclusivamente "p'cché", uocchie (pronunciato uokkj), aggio (pronunciato agg', col fonema della g tenue) ecc.. vengono contati come bisillabi? L'interruzione vocale (ad esempio il p'cché) è sinonimo di scansione sillabica?
2) Lo schema metrico tipicamente italiano del settenario, o anche dell'endecasillabo, è applicabile (tenendo conto di tutti i fenomeni fonetici) alla lingua napoletana (o a qualsiasi altro dialetto)?
Ultima modifica di ebbrofiore in data mer, 27 giu 2012 15:40, modificato 1 volta in totale.
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Re: Poesia napoletana
A mio avviso la caduta finale della vocale finale nei dialetti centromeridionali non è (quasi) mai assoluta, essa rimane presente e ha rilevanza metrica anche se è una scevà [ə] indebolita e desonorizzata. In Italia gli unici dialetti che hanno una regolare e sistematica uscita consonantica sono quelli settentrionali (ci sono eccezioni quali il lucchese rustico e forse alcuni dialetti lucani «estremi», mentre in Sardegna si ha il più delle volte la vocale «eco» sas buccas [saz'buk:az:a]), anche se in non pochi di questi sono ammesse in posizione finale solo le sonanti /m, n, r, l/ .ebbrofiore ha scritto:Pe'mme l'ammor'è bell'
Ultima modifica di Carnby in data mer, 27 giu 2012 19:31, modificato 1 volta in totale.
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Non mi va di aprire un altro topic per una domanda così breve:
Ai dialettofoni: la forma "Io sono" va scritta "I' so" (senza apostrofo) oppure "I' so'" (con l'apostrofo. Considerando so' come troncamento di "song").
Chi si prende la briga di rispondere, mi farebbe un grandissimo favore se mi riportasse qualche esempio scritto. Ad esempio, il vocabolario della lingua napoletana Raffaele Andreoli porta la voce "so" senza accento, ma dovunque io cerchi su internet è attestato nettamente "so'" con l'accento rispetto al primo.
Ai dialettofoni: la forma "Io sono" va scritta "I' so" (senza apostrofo) oppure "I' so'" (con l'apostrofo. Considerando so' come troncamento di "song").
Chi si prende la briga di rispondere, mi farebbe un grandissimo favore se mi riportasse qualche esempio scritto. Ad esempio, il vocabolario della lingua napoletana Raffaele Andreoli porta la voce "so" senza accento, ma dovunque io cerchi su internet è attestato nettamente "so'" con l'accento rispetto al primo.
Filone, prego.ebbrofiore ha scritto:Non mi va di aprire un altro topic

Quindi so/so' sarebbe troncamento di songhë? Chiedo scusa per la mia ignoranza.ebbrofiore ha scritto:Ai dialettofoni: la forma "Io sono" va scritta "I' so" (senza apostrofo) oppure "I' so'" (con l'apostrofo. Considerando so' come troncamento di "song").

So/so' provoca raddoppiamento fonosintattico (si dice soppazzë o sopazzë)? Ha una certa importanza per stabilire se ci vada o no l'apostrofo.ebbrofiore ha scritto:Ad esempio, il vocabolario della lingua napoletana Raffaele Andreoli porta la voce "so" senza accento, ma dovunque io cerchi su internet è attestato nettamente "so'" con l'accento rispetto al primo.
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Qui trova la risposta (vale per l'italiano, credo che possa valere anche per il napoletano). Si dovrebbe scrivere so, senz'apostrofo. La prevalenza per la forma coll'apostrofo nasce, credo, dall'attuale tendenza alla lectio difficilior, la stessa ragione per la quale si preferisce omettere le vocali desonorizzate, dando così alla parola un'aria «settentrionale» o addirittura «straniera».ebbrofiore ha scritto:E' quanto mi chiedo anche io. Comunque si dice "soppazzë", con raddoppiamento della bilabiale.
- ebbrofiore
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