Fonotassi della lingua italiana

Spazio di discussione su questioni di fonetica, fonologia e ortoepia

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swanky
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Fonotassi della lingua italiana

Intervento di swanky »

Salve gentili utenti, vi ringrazio anzitutto per l'accoglienza, sono onorato di far parte della vostra comunità. Grazie mille :)

Mi interessa molto sapere che cos'è la fonotassi della lingua italiana. È per uno studio personale. Poiché mi sto scrivendo una specie di manuale di consultazione sulla linguistica e sulla grammatica italiana. Spero che non abbiate nulla da replicare su ciò. Ve ne sarei molto grato.
In fondo credo che non ci sia nulla di male se uno si interessa di certe cose.

Nel web, spulciando, non ho trovato una definizione netta e seria, ma sono finito per ritrovarmi confuso. Per questo vi scrivo perché possiate schiarirmi le idee.

C'è qualcuno di voi qui che gentilmente sa e può spiegarmi adottando un linguaggio non troppo tecnico e adottando qualche esempio che cosa sia la fonotassi della lingua italiana?
Che cosa studia esattamente?
Di cosa si occupa?
Qualche esempio?
Spiegatelo possibilmente come se aveste a che fare con un giovinetto che di linguistica sa poco e nulla.

Ringrazio in anticipo colui o coloro che sapranno e vorranno spiegarmi la questione.

P.S. tal discussione l'ho voluta interporre nella sezione fonetica e fonologia perché il tema suddetto mi pare che riguardi la fonologia se non vado molto errato. Se è così abbiate cortesemente la bontà di correggermi facendomi con garbo capire lo sbaglio.

Ciao

swanky
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Intervento di Infarinato »

Può cominciare da qui.

P.S. Benvenuto! :D
swanky
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Intervento di swanky »

@infarinato: grazie, ma in quel sito ho già visto... francamente non credevo che la fonotassi e la fonosintassi (fonetica sintattica) fossero in sostanza la stessa cosa. Credevo che fossero due cose ben distinte nonostante la somiglianza dei nomi, che la fonosintassi fosse tutt'altro rispetto alla fonotassi ecco tutto.

Grazie comunque per la segnalazione.

swanky
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Intervento di Infarinato »

swanky ha scritto:@infarinato: grazie, ma in quel sito ho già visto... francamente non credevo che la fonotassi e la fonosintassi (fonetica sintattica) fossero in sostanza la stessa cosa.
Giovanna Marotta è professore ordinario di linguistica, fonetica e fonologia, linguistica applicata nell’Università di Pisa: può andare tranquillo. ;)
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Millermann
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Intervento di Millermann »

Mi scuso in anticipo se alcuni dubbi sono ripetuti: stavo scrivendo prima di aver visto gli interventi appena inseriti. :)

L'articolo della Treccani è, come al solito, molto completo, tuttavia mi suscita qualche perplessità. Mi chiedo anch'io: l'argomento ivi trattato, la fonetica sintattica, non corrisponde piuttosto alla fonosintassi che alla fonotassi? :?

In esso si parla di sandhi esterno, cioè dei fenomeni che avvengono al confine tra due parole contigue. Invece, quando parliamo di fonotassi, mi pare che, di solito, ci riferiamo alle norme che regolano la costruzione delle sillabe accettabili in una data lingua. Cosí diciamo, ad esempio, che una certa parola «rispetta la fonotassi dell'italiano», non è cosí?
O si tratta, invece, di due aspetti distinti della stessa disciplina?

Questa distinzione sembrerebbe confermata anche da questa risposta del prof. Fabio Ruggiano alla domanda se fonotassi e fonosintassi siano la stessa cosa.

Per una spiegazione piú dettagliata e "accessibile" della fonotassi secondo tale accezione mi sembra valido leggere la voce vichipediana, che raccoglie e sintetizza quanto presente in rete sull'argomento.

Caro Infarinato, lei che è fonetista, che opinione ha al riguardo? Se ne ha il tempo, potrebbe gentilmente fare un po' di chiarezza? :D
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
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Intervento di Infarinato »

Purtroppo in questo momento è proprio il tempo che mi manca, caro Millerman, di qui la mia risposta un po’ sbrigativa e il mio limitarmi a un solo rimando… :(

Quello di fonotassi (nel senso di «distribuzione fonematica») è un concetto relativamente recente, sviluppatosi nell’àmbito della linguistica anglosassone e risalente approssimativamente alla metà del secolo scorso, e la distinzione che fa Ruggiano è corretta.

Il fatto che in Italia il termine sia spesso confuso con quello di fonosintassi (o fonetica sintattica), o che ne sia considerato una sorta d’iponimo, è dovuto alla circostanza che la struttura sillabica dell’italiano (per cui la rimando al §50 della sempre fondamentale Fonologia della lingua italiana del Muljačić, oltre che alla succitata voce guichipedica) è sostanzialmente banale e i fenomeni di sandi interno presentano nella nostra lingua carattere non marcato.
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Millermann
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Intervento di Millermann »

La ringrazio davvero, caro Infarinato, per aver trovato il tempo di rispondere: so bene che questo tipo di domande richiede un certo impegno!
Adesso sí, posso dire di avere le idee piú chiare, e credo che lo stesso valga per l'autore del filone, Swanky, e per tanti altri.

Dunque, se ho ben capito:
Fonosintassi e fonetica sintattica sono due espressioni equivalenti;
Sandi esterno (o sintattico) è un altro nome (piú internazionale) per indicare lo stesso concetto;
La fonotassi è in realtà un concetto distinto, e situato a un "livello" piú basso rispetto al sandi, sebbene in italiano venga spesso confuso o, comunque, unificato con quello di fonetica sintattica.

Ciò di cui mi piacerebbe avere una conferma (o un'eventuale smentita ;)) è il fatto che il sandi interno o morfologico (che riguarda le variazioni tra morfemi interni alla parola) si dovrebbe situare a metà strada fra la fonosintassi e la fonotassi, pur non facendo parte, a rigore, né dell'una, né dell'altra.

Spero di non essere stato, come al solito, troppo prolisso, e che questa specie di "riepilogo" possa risultare utile a comprendere meglio l'argomento. :)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
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Intervento di Infarinato »

Millermann ha scritto:Ciò di cui mi piacerebbe avere una conferma (o un'eventuale smentita ;)) è il fatto che il sandi interno o morfologico (che riguarda le variazioni tra morfemi interni alla parola) si dovrebbe situare a metà strada fra la fonosintassi e la fonotassi, pur non facendo parte, a rigore, né dell'una, né dell'altra.
Non esattamente, e qui, ahimè (e ahivoi), mi tocca entrare in una discussione tecnica che speravo francamente di evitarmi. :?

E allora dimentichiamoci di tutto ciò che è stato detto finora e ricominciamo da capo. :D

L’oggetto d’indagine sia della fonematica sia della fonotassi è il fonema, che, ricordiamolo con le parole del Treccani, è «l’unità fonologica minima di un sistema linguistico [e.g. di una lingua come l’italiano], ossia un segmento fonico-acustico non suscettibile di ulteriore segmentazione [fono], dotato di capacità distintiva [dei significanti] e oppositiva rispetto alle altre unità».

La differenza tra le due sta nel fatto che la prima considera il fonema sotto l’aspetto paradigmatico, mentre la seconda sotto quello sintagmatico. Potremmo quindi definire la fonematica come «fonologia paradigmatica», e la fonotassi come «fonologia sintagmatica».

Esemplificando: nella parola pane, la fonematica vedrà nel fonema /p/ un’unità distintiva, che in quanto tale si oppone a qualsiasi altro fonema [consonantico italiano], ad esempio /t/, il quale, ad essa sostituito, trasformerebbe il significante (e il significato… ma non sempre: pensiamo a lacrima e lagrima, tra e fra etc.) in un altro (tane).

Nella stessa parola, la fonotassi vedrà invece nello stesso fonema /p/ un «sintagma fonologico» in rapporto agli altri fonemi della parola, notando, ad esempio, che può essere seguito da /a/, ma mai da /f/ (diversamente che, e.g., in tedesco).

Ora, mentre il naturale campo d’azione della fonematica è —salvo casi eccezionali— la parola, la fonotassi si spinge di necessità oltre i suoi confini. Di conseguenza sandi esterno («fonosintassi» o «fonetica sintattica») e sandi interno rientrano entrambi fra i fenomeni fonotattici.
Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

Infarinato ha scritto:Esemplificando: nella parola pane, la fonematica vedrà nel fonema /p/ un’unità distintiva, che in quanto tale si oppone a qualsiasi altro fonema [consonantico italiano], ad esempio /t/, il quale, ad essa sostituito, trasformerebbe il significante (e il significato… ma non sempre: pensiamo a lacrima e lagrima, tra e fra etc.) in un altro (tane).
Una curiosità, caro Infarinato: la sostituzione può avvenire anche nel caso in cui il fonema sostituito ceda il posto a un fonema che andrà a formare una parola inesistente? Cioè, i rapporti paradigmatici contemplano la possibilità che si formi una sequenza teoricamente probabile seppur inesistente? Le parole pane/*dane, per esempio, sono [anch'esse] vincolate da rapporti paradigmatici?
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Intervento di Infarinato »

Ivan92 ha scritto:[L]a sostituzione può avvenire anche nel caso in cui il fonema sostituito ceda il posto a un fonema che andrà a formare una parola inesistente? Cioè, i rapporti paradigmatici contemplano la possibilità che si formi una sequenza teoricamente probabile seppur inesistente? Le parole pane/*dane, per esempio, sono [anch'esse] vincolate da rapporti paradigmatici?
Sí. Tuttavia, ma questo è un altro discorso, da un punto di vista strettamente strutturalistico non potremo dire che i foni [p] e [d] rappresentano due fonemi diversi /p/ e /d/ finché non avremo trovato almeno una coppia unidivergente come piede diede.
swanky
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Intervento di swanky »

Infarinato ha scritto:[M]i tocca entrare in una discussione tecnica che speravo francamente di evitarmi. :?

[…]

La differenza tra le due…
Mi scusi sig. infarinato, io mi sarei perso con tutti questi termini tecnici, se prima ero in confusione, arrivati a questo punto, con la speranza di essere privo di dubbi, essi sono ahimè ancora nella mia anima, qualcuno per carità è andato via, ma non tutti sono svaniti, e mi dispiace ammetterlo con tanta franchezza. Ma mentirei se dicessi di aver capito tutto.

«La differenza tra le due...» ma qui si riferisce alla fonosintassi e alla fonotassi?
Onestamente e gentilmente mi serviva, se mi è concesso esprimere la mia e avere una bonaria replica, una spiegazione meno tecnica; leggo termini che sono arabo per me.
Al di là dei rimandi, che sono altrettanto un pochino troppo tecnici, me lo lasci dire, posso chiederle per favore, se ovviamente è disposto, di semplificare tutto questo discorso sulla fonotassi e sulla fonosintassi essendo meno tecnico possibile ma al contempo elargire gentilmente una spiegazione che sfiora l'esauriente?

Immagino che se semplificherà con qualche esempio forse i miei dubbi svaniranno del tutto.

Altra cosa che non mi è chiara e credo che sia attinente a tale argomento è: cosa sono invece le restrizioni fonotattiche?
Anche qui, se lei può, o qualcun altro che sa e può, gradisco una spiegazione meno tecnica possibile.

Grazie e mi scuso se non sono apparso al passo con gli altri colleghi utenti.

swanky
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Intervento di Infarinato »

swanky ha scritto:«La differenza tra le due...» ma qui si riferisce alla fonosintassi e alla fonotassi?
No, tra fonematica e fonotassi.
swanky ha scritto:Al di là dei rimandi, che sono altrettanto un pochino troppo tecnici, me lo lasci dire, posso chiederle per favore, se ovviamente è disposto, di semplificare tutto questo discorso sulla fonotassi e sulla fonosintassi essendo meno tecnico possibile ma al contempo elargire gentilmente una spiegazione che sfiora l'esauriente?
Purtroppo, è proprio per questo genere di spiegazioni di carattere divulgativo che al momento non ho, ahimè, tempo. :(

Una spiegazione tecnica permette infatti una maggior concisione perché, com’è ovvio, ci consente di essere precisi senza dovere esplicitare tutti’i termini della questione.

Magari un po’ piú in là… o forse qualche altro utente di buona volontà potrà intervenire per darle una mano nel frattempo. :)
swanky ha scritto:Altra cosa che non mi è chiara e credo che sia attinente a tale argomento è: cosa sono invece le restrizioni fonotattiche?
Molto banalmente, le restrizioni fonotattiche di una lingua non sono altro che tutte quelle combinazioni di fonemi che non sono «ammesse» (cioè non sono normalmente presenti) in quelle lingua. Ad esempio, come ho scritto sopra di sfuggita, la combinazione /pf/ è ammessa in tedesco, ma non in italiano.

Al riguardo, le potrà forse essere d’aiuto questo mio vecchio intervento sul «terzo sistema fonologico italiano» di devotiana memoria.
valerio_vanni
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Intervento di valerio_vanni »

Infarinato ha scritto:Sí. Tuttavia, ma questo è un altro discorso, da un punto di vista strettamente strutturalistico non potremo dire che i foni [p] e [d] rappresentano due fonemi diversi /p/ e /d/ finché non avremo trovato almeno una coppia unidivergente come piede diede.
La coppia minima è un caso eclatante, è una condizione sicuramente sufficiente... ma non necessaria.
Il punto cruciale, secondo me, è la possibilità o l'impossibilità di prevedere la distribuzione dei due foni tramite una regola. In un contesto più ristretto rispetto alla parola (la sillaba o la rima). pie contro die, nell'ambito del significante è sufficiente.
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Intervento di Infarinato »

valerio_vanni ha scritto:[La coppia minima è un caso eclatante, è una condizione sicuramente sufficiente... ma non necessaria.
Il punto cruciale, secondo me, è la possibilità o l'impossibilità di prevedere la distribuzione dei due foni tramite una regola.
Certo, caro Valerio: non per nulla ho parlato di «punto di vista strettamente strutturalistico». ;) Quello che Lei cita è il «criterio distribuzionale», già usato (ante litteram nella fonologia italiana) dal Castellani nel suo fondamentale saggio del 1956, Fonotipi e fonemi in italiano.
Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

Infarinato ha scritto:Sí. Tuttavia, ma questo è un altro discorso, da un punto di vista strettamente strutturalistico non potremo dire che i foni [p] e [d] rappresentano due fonemi diversi /p/ e /d/ finché non avremo trovato almeno una coppia unidivergente come piede diede.
La ringrazio. :)
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