«Blackout»

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Carnby
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«Blackout»

Intervento di Carnby »

Per blackout, oltre all’abbuio di Castellani e a oscuramento, esiste anche abbuiamento, a lemma sul vocabolario Treccani. :)

Daphnókomos
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Re: «Blackout»

Intervento di Daphnókomos »

In senso figurato presenta due altri significati:
- amnesia, vuoto di memoria
- silenzio stampa

Avatara utente
Ferdinand Bardamu
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Re: «Blackout»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Mi pare che il significato di silenzio stampa sia sostanzialmente diverso da quello figurato di black out. Col primo s’intende infatti «l’astensione dal pubblicare o trasmettere notizie e interventi su determinati fatti o argomenti, imposta ai giornali e alla radio-televisione su richiesta dell’autorità giudiziaria, e anche, per comune accordo dei partiti, alla vigilia delle elezioni politiche o amministrative; per estens., rifiuto di rilasciare dichiarazioni o di concedere interviste da parte di personaggi dello sport, dello spettacolo, della cronaca ecc.» (Vocabolario Treccani s.v. «silenzio», sott. mie); il secondo invece si usa per indicare il «silenzio (imposto dalla censura, o deciso per autocensura) dei mezzi di informazione, e in partic. della stampa quotidiana, riguardo a notizie ritenute atte a turbare la pubblica opinione o a influire in modo non desiderato sull’orientamento del pubblico consenso o dissenso» (Vocabolario Treccani s.v. «black out», sott. mie). Abbuiamento sembra comunque confarsi anche a quest’ultima accezione.

Avatara utente
marcocurreli
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Re: «Blackout»

Intervento di marcocurreli »

Ci sarebbero anche ottenebramento e obnubilazione.
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Daphnókomos
Interventi: 79
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Re: «Blackout»

Intervento di Daphnókomos »

Ferdinand Bardamu ha scritto:
lun, 16 set 2019 22:26
Mi pare che il significato di silenzio stampa sia sostanzialmente diverso da quello figurato di black out.
Eppure il Treccani stesso e i dizionari del Corriere e della Repubblica li considerano sinonimi.

domna charola
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Iscritto in data: ven, 13 apr 2012 9:09

Re: «Blackout»

Intervento di domna charola »

Più che gli "uguale" o "circa", darei peso ai singoli significati. Il termine inglese, legato al buio inteso come conseguenza - drammatica - dell'interruzione improvvisa e imprevista della fornitura elettrica, è stato poi esteso figuratamente a qualsiasi drastica interruzione nel flusso di qualcosa, ad esempio le notizie - e in questo caso, appunto, c'è già il nostro silenzio stampa, mentre un abbuiamento delle notizie sembra per lo meno insolito - o di qualsiasi altro servizio.
Nel caso originario, a parte l'immagine figurata scelta dagli anglosassoni, che registra l'effetto per indicare la causa, è comunque implicita nel termine l'idea di buio dovuto all'interruzione di energia elettrica, e non di semplice oscuramento. Se torniamo a prima dell'anglicizzazione della lingua, probabilmente riusciamo a disseppellire una serie di termini, normalmente usati, che di volta in volta rendono le varie sfumature del concetto.
Ad esempio, per associazione con abbuiamento e simili, mi viene in mente il buio obbligatorio in tempo di guerra, e quindi il coprifuoco. Nel caso di mancanza di corrente, cosa dicevamo guardando fuori dalla finestra e constatando che era estesa a tutta la zona? Probabilmente "manca la corrente", o qualcosa di simile, perché non abbiamo l'istinto di trasformare il concetto in un sostantivo concreto, il "buio fuori".
Forse questo è uno dei motivi del successo dell'inglese infestans: ci sta educando a sentire la necessità di un sostantivo, forte e incisivo, per connotare quello che per noi sarebbe lo svolgimento di qualcosa, il suo accadere (è venuta a mancare la corrente). E poiché è difficile coniarlo in italiano, cioè ragionare linguisticamente in italiano alla stessa maniera dell'inglese, allora lo prendiamo pari pari, perché vogliamo esprimere i nostri concetti "alla maniera inglese".
Secondo me, il nocciolo della questione è tutto qui. Occorre trovare dei termini nostri, incisivi, che rendano i singoli concetti… insomma, occorrerebbe un D'Annunzio novello, cioè capacità creativa più capacità di imporre l'uso.

Quindi, tornando al buio, che dire? Black-out sembra insostituibile proprio perché univoco, evoca quest'idea di troncatura netta, di assenza drastica. Come "modo di dire" figurato funziona in tutti i casi, "interruzione di corrente" invece no; ma nemmeno abbuio riesce a convincermi…
"Abbuio a Milano" come titolo di stampa non ha lo stesso grado di allarmismo dell'equivalente alieno, manca quell'out che dà un taglio definitivo all'evento, senza ritorno, come un colpo di cesoia.

Avatara utente
G. M.
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Iscritto in data: mar, 22 nov 2016 15:54

Re: «Blackout»

Intervento di G. M. »

domna charola ha scritto:
mar, 28 gen 2020 11:22
"Abbuio a Milano" come titolo di stampa non ha lo stesso grado di allarmismo dell'equivalente alieno, manca quell'out che dà un taglio definitivo all'evento, senza ritorno, come un colpo di cesoia.
In un certo senso condivido quest'impressione; ma credo che qui stiamo peccando di scrupolo eccessivo: penso che il parlante italofono —che non ha necessariamente dimestichezza con le sfumature della lingua di Shakespeare—, quando dice blecàut, non badi molto (o affatto) a com'è costruito il termine... Per cui non mi pare il caso di preoccuparsene troppo. :)

domna charola
Interventi: 1080
Iscritto in data: ven, 13 apr 2012 9:09

Re: «Blackout»

Intervento di domna charola »

Appunto perché non ci bada, ma va ormai a orecchio… un orecchio diseducato da anni di anglofonia mediatica.
Una cosa esaurita, che non si trova più, non ce n'è più possibilità, è "sold-out", mentre noi stessi, con la nostra patetica difesa dell'obsoleta lingua italiana, siamo "out", senza altra specificazione: "fuori", tagliati fuori dal mondo che va avanti, finiti, da gettare nel dimenticatoio.
Ecco, questa accezione quasi onomatopeica del termine - il suono stesso della mano che fende l'aria in orizzontale, come a tagliar via una testa - è secondo me quella che vince.
Il valore sonoro di queste tre lettere ha ormai acquisito un significato forte, immediato, e indipendente dal loro valore nella lingua di origine, noto o non noto che sia.

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