«Decameron» o «Decamerone»?
Moderatore: Cruscanti
«Decameron» o «Decamerone»?
Meglio Decameron o Decamerone? Si trovano entrambi, ma per le parodie è esclusiva la seconda forma.
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Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Siccome mi stavo chiedendo anch'io come pronunciare correttamente il titolo dell'opera più famosa del Boccaccio, cercando ho trovato questo filone. Tuttavia, il sito del DOP non funziona più…
Ho visto tutte le lamentele in un'altra sezione del fòro, ho usato il sito Wayback Machine ma la pagina di quel lemma non è stata salvata… 
Ma se io decidessi di pronunciare la parola in questione seguendo l'accentazione del greco antico, quindi Decamerón, la o tonica dovrebbe essere pronunciata aperta [ɔ] o chiusa [o]? Secondo me aperta [ɔ], perché la fonotassi dell'italiano vieta [o] in sillaba finale accentata…
Ma se io decidessi di pronunciare la parola in questione seguendo l'accentazione del greco antico, quindi Decamerón, la o tonica dovrebbe essere pronunciata aperta [ɔ] o chiusa [o]? Secondo me aperta [ɔ], perché la fonotassi dell'italiano vieta [o] in sillaba finale accentata…
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Le riporto la voce del DOP cartaceo, edizione del 2010:

______Decameron [dekameròn; alla lat. dekàmeron] tit. m. — anche Decamerone [dekameróne]; solo questa forma, anzi, per lo più con d- minusc., nei sign. fig.: Gaie figure di decamerone [ġài̯e figùre di dekameróne] (Gozzano)
La posizione finale assoluta è diversa dalla posizione all'interno; -ón è del tutto possibile (con le solite restrizioni) ed è anzi normale come troncamento dei molti termini in -óne.पाणिनि ha scritto: lun, 02 feb 2026 13:27 […] la fonotassi dell'italiano vieta [o] in sillaba finale accentata…
- Mio marito m’ha promesso
di ritornar nella stagion beata
che il pettirosso rifà la nidiata.
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Grazie mille!G. M. ha scritto: lun, 02 feb 2026 14:26 Le riporto la voce del DOP cartaceo, edizione del 2010:Decameron [dekameròn: alla lat. dekàmeron] tit. m. — anche Decamerone [dekameróne]; solo questa forma, anzi, per lo più con d- minusc., nei sign. fig.: Gaie figure di decamerone [ġài̯e figùre di dekameróne] (Gozzano)
Fuori tema
Lei ha perfettamente ragione, non ci avevo pensato!G. M. ha scritto: lun, 02 feb 2026 14:26 La posizione finale assoluta è diversa dalla posizione all'interno; -ón è del tutto possibile (con le solite restrizioni) ed è anzi normale come troncamento dei molti termini in -óne.
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Fuori tema
Veda qui (e in altri interventi simili che può trovare facilmente).
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Ritorno in tema, poiché vi è una questione che non mi torna. In italiano come si pronuncia una lettera o che traslittera la lettera greca ω?
In greco abbiamo ἡμερῶν, parola perispomena, cioè accentata con l'accento circonflesso sulla vocale dell'ultima sillaba; quindi se volessi pronunciare Decameron "alla greca" sicuramente l'accento cadrebbe sulla o: su questo non v'è dubbio.
Io pensavo che la parola Decameron si dovesse pronunciare con [ɔ] per una ragione che, come ha dimostrato @G. M., non sussiste. Tuttavia, vedo che il DOP riporta dekameròn, con accento grave, che presuppone quindi una pronuncia [ɔ]. Come mai?
Chiedo ciò poiché io, classicista, una lettera o accentata che traslittera la lettera greca ω la pronuncio [o]. Credo proprio che sia una regola che derivi dal latino stesso, in quanto tale lingua adattava il suono della lettera greca ω con il suono [o] (che in latino era sempre lungo). Per esempio, accentando correttamente secondo le regole del latino (se la penultima è lunga l'accento cade lì), le parole Platone < Platōne(m) < Πλάτων, Πλάτωνος e Fedone < Phaedōne(m) < Φαίδων, Φαίδωνος le pronuncio con [o], e se proprio volessi specificare ciò scriverei l'accento acuto sopra la lettera o.
Quindi, ragionando per analogia, a questo punto se volessi pronunciare Decameron "alla greca" dovrei dire dekamerón. Sarebbe giusto o sbagliato? Se fosse giusto violerei però ciò che dice il DOP…
In greco abbiamo ἡμερῶν, parola perispomena, cioè accentata con l'accento circonflesso sulla vocale dell'ultima sillaba; quindi se volessi pronunciare Decameron "alla greca" sicuramente l'accento cadrebbe sulla o: su questo non v'è dubbio.
Io pensavo che la parola Decameron si dovesse pronunciare con [ɔ] per una ragione che, come ha dimostrato @G. M., non sussiste. Tuttavia, vedo che il DOP riporta dekameròn, con accento grave, che presuppone quindi una pronuncia [ɔ]. Come mai?
Chiedo ciò poiché io, classicista, una lettera o accentata che traslittera la lettera greca ω la pronuncio [o]. Credo proprio che sia una regola che derivi dal latino stesso, in quanto tale lingua adattava il suono della lettera greca ω con il suono [o] (che in latino era sempre lungo). Per esempio, accentando correttamente secondo le regole del latino (se la penultima è lunga l'accento cade lì), le parole Platone < Platōne(m) < Πλάτων, Πλάτωνος e Fedone < Phaedōne(m) < Φαίδων, Φαίδωνος le pronuncio con [o], e se proprio volessi specificare ciò scriverei l'accento acuto sopra la lettera o.
Quindi, ragionando per analogia, a questo punto se volessi pronunciare Decameron "alla greca" dovrei dire dekamerón. Sarebbe giusto o sbagliato? Se fosse giusto violerei però ciò che dice il DOP…
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Per come la capisco io, la pronuncia data dal DOP non è tanto «per il greco» in sé (avrebbe scritto «gr.» prima dell'indicazione) ma per il termine come elemento semistraniero nel contesto italiano; per il quale mi pare che in questo caso si applichi il principio «vocale incerta, vocale aperta», che può trovare anch'esso trattato in vari punti in queste stanze. 
Per il resto, sulla sua ricostruzione non mi esprimo perché va oltre le mie competenze.
Per il resto, sulla sua ricostruzione non mi esprimo perché va oltre le mie competenze.
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Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Confermo quanto detto da G.M.
La trascrizione di η con ē e di ω con ō, nonostante il diverso timbro, non deve stupire per due motivi: primo, perché in latino (come in greco) il tratto distintivo (fonematico) era la lunghezza (quantità), non il timbro (qualità), che era un tratto accessorio (allofonico) che i locutori nativi nemmeno «sentivano»; secondo, perché in epoca classica [latina] era l’unica opzione (essendo ει e ου ormai [iː] e [uː], rispettivamente, e quindi non trascrivibili altrimenti che con ī e ū).
Direi, però, che ora è venuto il momento di smettere trovare qualsiasi scusa per parlare di latino e greco (su basi nemmeno solidissime), e di tornare all’italiano. Grazie.
Fuori tema
E fa molto male. Mentre in latino erano le vocali lunghe a essere [allofonicamente] chiuse e quelle brevi a essere [allofonicamente] aperte, in greco antico era il contrario. Tant’è vero che, quando, con il monottongamento degli originari dittonghi indoeuropei ει [ei] in [eː] (poi in [iː]) e ου [ou] in [oː] (poi in [uː], quest’ultimo passaggio anteriore a quello da [eː] in [iː]), si rendono disponibili dei digrammi per rappresentare, appunto, vocali lunghe chiuse, che il greco originariamente non possedeva, la cosa viene opportunamente sfruttata per rendere, ad esempio, la contrazione risultante dall’incontro di ε + ε [e + e] e di ο + ο [o + o], rispettivamente.पाणिनि ha scritto: mar, 03 feb 2026 13:35 Chiedo ciò poiché io, classicista, una lettera o accentata che traslittera la lettera greca ω la pronuncio [o].
La trascrizione di η con ē e di ω con ō, nonostante il diverso timbro, non deve stupire per due motivi: primo, perché in latino (come in greco) il tratto distintivo (fonematico) era la lunghezza (quantità), non il timbro (qualità), che era un tratto accessorio (allofonico) che i locutori nativi nemmeno «sentivano»; secondo, perché in epoca classica [latina] era l’unica opzione (essendo ει e ου ormai [iː] e [uː], rispettivamente, e quindi non trascrivibili altrimenti che con ī e ū).
Direi, però, che ora è venuto il momento di smettere trovare qualsiasi scusa per parlare di latino e greco (su basi nemmeno solidissime), e di tornare all’italiano. Grazie.
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Fuori tema
L'unico motivo per cui a me interessa parlare anche di greco e di latino (in realtà più del 2o) in questo fòro è perché credo che la storia dell'italiano sia legata soprattutto a queste 2 lingue. Inoltre, non penso vi siano altri siti in rete – in lingua italiana, intendo – in cui si possa parlare di argomenti di questo tipo.
Sono rimasto dispiaciuto di avere scoperto di avere sempre sbagliato la pronuncia di tutte le parole contemplate dalla casistica che stavo esaminando (e non soltanto da quella, a questo punto…), sia perché pensavo che il mio fosse un ragionamento lecito, sia perché, soprattutto, ciò significa che ho sempre sbagliato. Quello che Lei ha scritto lo sapevo, mi deve credere, però, sinceramente, questa volta non ho capito una cosa: come mai "faccio molto male" a pronunciare sempre una o del latino che "deriva" dal greco ω con il suono [o]? Mi dica una regola in merito della lingua italiana e la applicherò usque ad mortem, senza problema. Quindi sbaglio a pronunciare Plat[o]ne, Fed[o]ne? Come dovrei fare? Mi rimandi pure a un filone del fòro in cui è spiegato ciò, se esiste; ho trovato adesso questo, in cui nel 1o intervento un utente solleva la mia stessa questione: prendo per giusto, per vero, ciò che da lui è esposto lì?
La ringrazio per avermi risposto e Le prometto che non aprirò mai più discussioni in cui si parla di greco e di latino, anche se, voglio dirlo, se ciò è fatto in funzione della lingua italiana non vedo che male vi sia, in un fòro di lingua italiana.
Sono rimasto dispiaciuto di avere scoperto di avere sempre sbagliato la pronuncia di tutte le parole contemplate dalla casistica che stavo esaminando (e non soltanto da quella, a questo punto…), sia perché pensavo che il mio fosse un ragionamento lecito, sia perché, soprattutto, ciò significa che ho sempre sbagliato. Quello che Lei ha scritto lo sapevo, mi deve credere, però, sinceramente, questa volta non ho capito una cosa: come mai "faccio molto male" a pronunciare sempre una o del latino che "deriva" dal greco ω con il suono [o]? Mi dica una regola in merito della lingua italiana e la applicherò usque ad mortem, senza problema. Quindi sbaglio a pronunciare Plat[o]ne, Fed[o]ne? Come dovrei fare? Mi rimandi pure a un filone del fòro in cui è spiegato ciò, se esiste; ho trovato adesso questo, in cui nel 1o intervento un utente solleva la mia stessa questione: prendo per giusto, per vero, ciò che da lui è esposto lì?
La ringrazio per avermi risposto e Le prometto che non aprirò mai più discussioni in cui si parla di greco e di latino, anche se, voglio dirlo, se ciò è fatto in funzione della lingua italiana non vedo che male vi sia, in un fòro di lingua italiana.
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Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Fuori tema
Non è quel che ha scritto sopraपाणिनि ha scritto: mar, 03 feb 2026 18:17 [C]ome mai "faccio molto male" a pronunciare sempre una o del latino che "deriva" dal greco ω con il suono [o]?
Che, visto anche ciò che precedeva, faceva pensare piuttosto a una traslitterazione moderna dell’omega greco [antico]. Nel qual caso, la cosa piú logica sarebbe pronunciarla come presumibilmente si pronunciava ω in greco antico, ovvero [ɔː].पाणिनि ha scritto: mar, 03 feb 2026 13:35 …io, classicista, una lettera o accentata che traslittera la lettera greca ω la pronuncio [o].
Se vogliamo pronunciarla, invece, convenzionalmente all’italiana, trattandosi di voce per definizione dotta, si pronuncerà comunque sempre [ɔ] o [ɔː], a seconda del contesto.
Se, invece, intendeva tutt’altro, cioè la pronuncia dell’ō latino (corrispondente a un ω greco), allora, certo, la pronuncia ricostruita sarebbe [oː], ma sempre [ɔ(ː)] nella pronuncia ecclesiastica.
Se, infine, intendeva la pronuncia italiana della o in una voce popolare derivante da un antecedente latino con ō, a sua volta prestito di parola greca con ω, allora la pronuncia sarà perlopiú [o(ː)].
(Gli esempi da Lei citati [Platone e Fedone] sono voci dotte, ma qui ha un ruolo determinante l’analogia col comunissimo suffisso popolare ‑óne < lat. -ŌNE[M].)
Insomma, bisogna essere chiari.
Re: «Decameron» o «Decamerone»?
Fuori tema
Sì, io mi riferivo all'ultimo caso da Lei esposto! Mi scuso se non sono stato chiaro nel mio intervento: Lei ha ragione, mi sono espresso male, pensavo che fosse scontato ciò di cui volevo parlare; dalla prossima volta starò più attento. La ringrazio per avermi risposto, per la Sua pazienza e per il Suo tempo. Inoltre, ribadisco la promessa che ho fatto nel mio intervento precedente: non voglio mancare di rispetto a questo fòro in alcun modo.
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